Sting a Milano, una nuova emozionante lezione di musica

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di Silvia Marchetti
Foto di Francesco Prandoni

Assago Summer Arena, Milano, 29 luglio 2016. Back to bass. Back to rock. Sting è tornato in concerto in Italia. Ed è stato, neanche a dirlo, un vero trionfo. Un grande successo di pubblico, una festa lunga due ore che ha divertito ed emozionato migliaia di persone. Dopo i sold out di Roma e Firenze, l’artista inglese ha messo a segno un altro colpo a Milano. Ieri sera, in un’Assago Summer Arena infuocata, popolata perlopiù da over35, il fuoriclasse 65enne ha investito tutti con una scarica di energia e di passione, ripescando dal passato le canzoni più belle e importanti del suo repertorio. Dal periodo Police ai lavori da solista degli anni Novanta, passando per i Genesis e Peter Gabriel, con il quale ha appena chiuso un tour speciale.

L’inglese ha piazzato una scaletta da brividi, cantando e suonando con lo stesso entusiasmo di un ragazzino alle prime apparizioni live. Certo, sulle spalle pesano decenni di esperienza e di palchi sudati. Ma negli occhi, Sting, ha ancora il fuoco di chi, nonostante il passare del tempo, non può fare a meno della musica. È come innamorarsi ogni giorno di più della stessa persona, una promessa di fedeltà e di amore eterno rinnovata alla compagna di una vita. Sting vive ogni concerto, ogni singolo album, in questo modo. Viscerale. Ieri sera ha addirittura lasciato trasparire qualcosa in più rispetto a quanto abbiamo sempre visto durante i suoi concerti. Ad Assago si respirava un’aria particolare. L’intesa tra il cantautore e bassista e i suoi fan è stata perfetta. Uno scambio continuo di sguardi complici, tra cori, applausi, giochi e sorrisi. Pura magia.

La prima parte del concerto è stata un’esplosione di ritmo: protagoniste due batterie, con tastiera e chitarre a seguire, sostenute dalla splendida voce della corista Jo Lawry e dalle note avvolgenti del violino di Peter Tickell. Sting, con l’inseparabile basso, ha esordito puntualissimo sul palco intonando la super hit dei Police Every Breath You Take, mandando subito in brodo di giuggiole le sue numerose fan. Poi ha proseguito con If I Ever Lose My Faith In You, altro pezzone, e con “una vecchia canzone…sono pazzo di te…Mad About You”, ha dichiarato lo stesso Sting. Spazio poi all’omaggio all’amico e collega Peter Gabriel: “Ho appena terminato il tour con lui e già mi manca!”, ha confessato l’artista originario di Wallsent, ironico, sfoggiando un ottimo italiano. Ed ecco partire Driven To Tears, sensuale come non mai (pazzesco il duetto finale basso-violino) e la sempreverde Shock The Monkey, davvero travolgente. Il rock è vivo su quel palco, si respira nota dopo nota, e batte incessante nel cuore di Sting. Torna dal passato e guarda al futuro. Forse al suo prossimo album, a quel 57th & 9th da poco annunciato e che vedrà la luce a novembre 2016. Chissà. Work in progress.

Intanto, nella scaletta del Back To Bass Tour è spuntata una sorpresa: Message In A Bottle, questa volta introdotta da una lunga citazione di Dancing With The Moonlit Knight, tratta da Selling England By The Pound. Tutti in piedi scatenati, alcuni fan sono corsi sottopalco, per buona pace degli uomini della sicurezza. Lunghi applausi, poi, per la delicata Fields Of Gold e l’elettrizzante Hounds Of Winter. Grande momento strumentale con So Lonely, con Sting e la band divertiti come fossero in sala prove a sperimentare.

Nella seconda parte del live sono arrivati i brani più attesi dai fan della prima ora. Lo zoccolo duro li ha acclamati a lungo: da Every Little Thing She Does Is Magic a Roxanne, in una versione camaleontica rock-reggae che ha mandato l’arena di Assago in estasi. Ad un tratto Roxanne si è trasformata in Ain’t No Sunshine di Bill Withers. Piccoli miracoli di chi ama e sa fare davvero musica dal vivo. Non solo divertimento, però. Sting ci ha cullato anche con le emozioni. Lo ha fatto durante Englishman In New York (che tutti hanno cantato in coro dall’inizio alla fine), Shape Of My Heart e sulla dolcissima You Make The Best Of What’s Still Around, mentre luci blu e viola creavano un’atmosfera eterea.

L’ultima tappa italiana del Back To Bass Tour 2016 ha visto Sting tirare fuori dal cilindo anche altri pezzi di elevata qualità e raffinatezza, sempre ripescati dal magico cilindro degli anni Ottanta e Novanta: ipnotica, con i suoi ritmi orientaleggianti, Desert Rose; adrenalinica Next To You, con quel riff di chitarra punk che ancora oggi spettinare chiunque l’ascolti. Finale mozzafiato con il lirismo di Fragile: “On and on the rain will fall…Like tears from a star…”. La Summer Arena di Assago cantava come fosse un mantra. Tutti incantati dalla bellezza di un concerto di grande spessore, tutti in adorazione di fronte a un mostro sacro della musica mondiale, che, ancora una volta, dopo 40 anni di carriera, ci ha insegnato cosa significa tenere un palco, esibirsi con una band (e che band!), suonare e cantare dal vivo con devozione, mestiere e cuore. Una grande lezione di musica (e un bel bagno di umiltà) non solo per gli aspiranti artisti di domani, ma anche per chi, oggi, si sente già una star dopo aver piazzato in classifica soltanto una canzone.

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