Sting e Paul Simon: un concerto impossibile da raccontare

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Concerto memorabile per Sting e Paul Simon a Milano. L’evento, atteso da mesi, non ha deluso i tanti fan dei due fuoriclasse. La recensione della serata del 30 marzo 2015. Foto di Francesco Prandoni

Mediolanum Forum, Assago (Milano), 30 marzo 2015. Annunciato mesi fa come uno degli eventi dell’anno, l’On Stage Together Tour 2015 dei due colossi della musica Sting e Paul Simon fa tappa a Milano per la sua unica data italiana. Nonostante il proibitivo prezzi dei biglietti, il pubblico riempie  il palazzetto in ogni ordine di posto, in modo rispettoso, quasi in venerazione. Il progetto è nato un paio di anni fa, quando i due amici avevano condiviso il palco insieme durante un concerto benefico. La loro musica sebbene differente come estrazione, ha un’attitudine che accomuna i due artisti: la sperimentazione, la ricerca, la contaminazione.

Entrambi nella loro encomiabile carriera hanno spesso percorso strade impervie e avventurose: dalla musica medioevale e rinascimentale per Sting alla sensibile devozione verso la world music per Simon. È proprio questo l’asse portante di un concerto strabordante con oltre 30 canzoni, interpretate da due band superlative che si concedono un unico palco fino a racchiudere 15 elementi, in quasi tre ore di show senza pause, arrangiando e in parte stravolgendo alcuni dei più grandi successi del passato.

Alle 20 precise parte Brand New Day in duetto: solito fisicaccio di Sting con tanto di barba alla Cast Away, maglietta scura e cappello per Paul. Seguono The Boy In The Bubble, Fields of Gold e Mother And Child Reunion. Da subito si  intuisce che sarà una grande serata:  suono perfetto, incredibile partecipazione del pubblico e altissima tecnica. Il concerto alterna parti duettate che fanno da apripista a set singoli, dando spazio a entrambi i musicisti in modo equo, coinvolgente e rispettoso, grazie alla condivisione di alcuni ecclettici polistrumentisti e alla presenza di due batterie che all’occasione suonano anche in contemporanea.

Il primo “turno” è di Sting che sforna una sontuosa So Lonely con tanto di assolo di tuba, seguita fra le altre da un’inaspettata Shape Of My Heart e da una tiratissima Driven To Tears, completamente stravolta rispetto al classico dei Police. Walking On The Moon conclude il primo set e lascia spazio al secondo duetto insieme: una leggendaria versione di Mrs. Robinson che fa da apripista per Simon e i suoi coloratissimi musicisti. Toccanti  la versioni di Dazzling Blue e Still Crazy After All These Year e trascinante  Graceland, dove tutti  i suoni del mondo si mescolano in infinite sfumature benefiche, spaziando fra mille percussioni, fiati e ritmi incalzanti.

L’edulcorato pubblico apprezza entrambi gli artisti senza parteggiare con egoistico e inutile tifo: come ovvio Sting punta sulla potenza sonora e su un’incredibile tecnica di tutti i suoi compagni (grandissima la prova di Vinnie Colaiuta alla batteria), Simon invece con la sua innata classe folk miscela sapientemente straripanti ritmi universali, dall’Africa alla musica latinoamericana, con il pregiato repertorio di inizio carriera. Il concerto prosegue senza soste con questo cliché dove i musicisti si scambiano il palco più volte, regalandoci preziose gemme live: citiamo fra le altre la sensibile dolcezza di Fragile e The Boxer eseguite insieme, la lezione di dinamica musicale in Message in A Bottle dove tutto il pubblico seduto nel parterre si butta sotto il palco e l’incredibile ballo scatenato da Diamonds On The Soles Of Her Shoes con un trascinante battito di percussioni e un grande apporto dei fiati.

I due fuoriclasse non si risparmiano in tutta la loro lunga performance e salutano il pubblico ancora una volta uno accanto all’altro, con tutti i musicisti sul palco, suonando  fra i bis finali una corposa Every Breath You Take e una nostalgica Bridge Over Troubled Water a due voci, praticamente perfette. Una serata da ricordare per molto tempo, con un’atmosfera difficilmente descrivibile se non vissuta in prima persona. Una serata di musica colta. Forse uno dei concerti più belli di sempre.

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