Stromae non è un bluff: fenomenale prima esibizione italiana per l’artista belga

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Stromae al suo primo concerto in Italia ha stupito il pubblico di Milano con uno show a metà tra teatro e canzone. Ecco la recensione della serata del 1 luglio 2014. Foto di Elena Di Vincenzo

Alcatraz, Milano, 1 luglio 2014. Straordinario. Forse non c’è parola più opportuna per descrivere Stromae e il suo show. Straordinario nel senso originario della parola. Fuori dall’ordinario. E oltre. Perché il giovane cantautore belga ha mostrato qualcosa che difficilmente anche i più grandi cantanti (quelli già affermati) sono in grado di raggiungere: una completa armonia espressiva tra voce e corpo. Tra sostanza e forma. O sarebbe forse più semplice dire “formidabile”, rubando il titolo a una delle sue più note canzoni. Ma, a parte i giochi linguistici, tipici anche dei suoi testi, la verità è che siamo di fronte a un artista a tutto tondo, uno showman in grado di unire capacità attoriale e abilità canore.

Presentato da un breve cartone animato Stromae fa il suo ingresso sul palco poco dopo le 21. Pantaloni corti da scolaretto, calze alte fino al ginocchio, cardigan e farfallino d’ordinanza. Sarà il primo di quattro diversi e ben definiti look nella serata. La scaletta prevede subito uno dei brani più amati dal pubblico, che si scalda immediatamente. Ta fête è il quarto e (per ora) ultimo singolo estratto dal fortunatissimo album Racine Carrée. La versione live accentua la dimensione dance elettronica del pezzo e i 3mila fortunati che sono riusciti ad aggiudicarsi i biglietti per lo show (andato sold out in brevissimo tempo) iniziano a ballare in pochi istanti. Sarà una costante della serata, perché indipendentemente dagli arrangiamenti non c’è un pezzo di Stromae che non sia stato costruito su una solida base ritmica che dal vivo acquisisce forza. E a differenza di altri giovani con solo due dischi alle spalle fatti di un paio di singoli e poco più, il giovane belga di origine ruandese può permettersi di proporre oltre un’ora e mezza di concerto senza cedimenti o cali.

Guarda le foto del concerto di Stromae.

E’ evidente da subito che il cantante possa contare già su una solida base di fan. Come altrimenti si potrebbe definire un pubblico che conosce a memoria tutti i testi di un artista (e non solo dei singoli)? Un bel pubblico, peraltro. Festoso di un’allegria contagiosa (e non molesta), curioso di vedere il proprio paladino all’opera e ansioso di farsi stupire e ammaliare. Ce n’è per ogni tipo: single, coppie, amici, amiche, adolescenti, pensionati. Sembra che Stromae sia davvero riuscito ad ammaliare tutti. D’altronde questo ragazzo di carisma ne ha da vendere. Era già risultato evidente dopo la performance dello scorso Sanremo (non fossero bastati i bellissimi video in accompagnamento ai singoli), ma la prova del live è sempre quella che mostra se un cantante sia un artista vero o un mero esecutore.

E il primo concerto italiano, si diceva, ha mostrato il valore del belga. Sarebbe facile paragonare lo stile dei movimenti a Michael Jackson e Mick Jagger. In realtà Stromae ha creato un suo stile che prende da entrambi, ma allo stesso tempo è completamente nuovo. Non si tratta di coreografie studiate alla Jackson o di mossette ammiccanti alla Jagger, ma di un’interpretazione accostabile al teatro danza, uno strano mix tra Charlot e Giorgio Gaber. Questo per quanto riguarda l’estetica. Che è curata, ma allo stesso tempo istintiva. La bellezza del concerto è proprio la sensazione di naturalezza e verità che traspare dall’artista, perfettamente padrone del corpo e della voce. Ecco, la voce. Non se ne era parlato sinora. Tra la mostruosa bravura estetica e le stupefacenti qualità di performer si rischia di perdere di vista la musica.

Stromae canta bene. Anzi, benissimo. Le canzoni migliorano dal vivo. E’ capace di variare tonalità con grande dinamismo e anche di adattarsi a cambi di ritmo e di sonorità repentini. Su Papaoutai è impressionante come riesca a mutare registro da un secondo all’altro nel passare dalla dance a ritmi tipici della world music. A prescindere da quale Stromae piaccia di più (e noi preferiamo lo Stromae sì elettronico, ma non all’estremo), dove si può trovare un cantante tanto convincente nel proporre generi musicali così diversi? Tous les mêmes, Ave cesaria, Moules frites, Formidable, Carmen sono una più bella dell’altra, ma il meglio viene alla fine con Tous les mêmes proposta di nuovo ma in versione solo voce a cappella, accompagnato in coro dai quattro membri della band.

E’ l’ultimo atto di un concerto che segna l’inizio di un amore tra il pubblico italiano e il cantante, sorpreso e felice per l’accoglienza dei fan. E oltre alla classe c’è anche maturità, unita a una cortesia insolita in un’artista che ha riscosso un tale successo in così poco tempo (alla fine ringrazia persino la sicurezza dell’Alcatraz per aver contribuito alla riuscita della serata). Difficile trovare una pecca all’esibizione. Chi c’era sa cosa ha visto. Chi non c’era, beh, è meglio che si affretti a comprare i biglietti per uno dei due concerti di dicembre.

[Se non si è parlato dello Stromae simbolo LGBT è perché qui si parla di musica. E la musica (ci pare scontato) è di tutti. Non prevede distinzioni di sorta].

@AlviseLosi

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