Stromae si supera a Milano: la consacrazione di un artista totale

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Stromae torna in Italia dopo l’apparizione a Sanremo di febbraio e il grande successo estivo. Prima tappa a Milano per il nuovo show pensato per i palazzetti. Ecco la recensione del concerto del 15 dicembre 2014. Foto di Francesco Prandoni

Mediolanum Forum, Assago (Milano), 15 dicembre 2014. Entro in anticipo rispetto al solito. Quasi un’ora prima. So che Stromae ha scelto di farsi aprire il concerto da un artista molto interessante, ancora poco noto, che pubblicherà il suo primo album in gennaio. Si chiama Benjamin Clementine e vulgata vuole che sia stato scoperto da un discografico mentre suonava per la strada a Parigi, dove conduceva la sua vita da clochard sin dai 19 anni. Già nei video su YouTube mi era parso notevole, non bastasse la storia in sé a far tifare per lui, ma è quando lo si sente cantare dal vivo che il giovane (classe 1988) cantautore convince in maniera impressionante.

Inizia con il singolo Cornerstone, una ballata struggente cantata piano e voce (come anche le canzoni successive) che non può lasciare indifferenti. Basta guardarsi intorno: un palazzetto (già pieno) completamente in silenzio per ascoltare un artista in apertura non lo si vede spesso. E ancor meno di frequente si assiste ad applausi spontanei e a scena aperta durante un pezzo. Se accade è perché tutti si accorgono del valore di Clementine, che presenta un pugno di brani tratti dal disco in uscita, prima di una chiusura dedicata all’Italia. Si avventura con coraggio in Caruso di Lucio Dalla e il risultato è talmente convincente da mettere completamente in secondo piano la pronuncia non perfetta, che anzi diventa una sfumatura in grado di rendere ancora più emozionante l’interpretazione. Non mi era mai capitato di parlare così a lungo di un opening act. Il motivo è che è davvero raro assistere a un’apertura di questo livello e il merito, oltre a Benjamin, va a Stromae, che ha avuto l’intelligenza e il coraggio di invitarlo.

Stromae appunto. Il protagonista della serata è lui. Già aveva impressionato al suo primo live italiano sempre a Milano in estate, grazie al quale si è meritato una candidatura agli Onstage Awards come migliore Nuova proposta internazionale. Sono curioso di capire come saprà trasformare il suo concerto da perfetto show per un club come l’Alcatraz a esibizione degna di un palazzetto (si replica al Palalottomatica di Roma il 17 dicembre).

La partenza è simile al precedente concerto, l’artista belga si fa introdurre da un video animato in bianco e nero nel quale un piccolo Stromae stilizzato gira in un mondo meccanico dal quale libera i suoi compagni di viaggio (i quattro musicisti della sua band) prima di trovare finalmente la via d’uscita che porta direttamente sul palco. Il Forum esplode sulle note di Ta fête, che mette subito in chiaro quella che sarà la serata: una festa appunto. Solo alcune centinaia dei 10mila presenti hanno avuto la possibilità di vederlo in estate e quindi Stromae potrebbe permettersi di mettere in scena uno spettacolo simile. Cosa che puntualmente fa e non fa. Perché Paul Van Haver riesce nell’impresa di ripetere lo stesso show di pochi mesi fa, ma implementandolo come non ci si sarebbe potuti aspettare. La scaletta che propone è la stessa (a parte l’inclusione dell’intermezzo musicale Silence tra Formidable e Carmen), così come i costumi e la scenografia del palco, con due grandi radici quadrate stilizzate e luminose (Racine carrée in francese, come il titolo del suo secondo album) a delimitare lo spazio tra la band (dietro) e lui (in prima fila). A cambiare sono due cose fondamentali: l’interazione tra lui e il palco e le luci.

Le due radici quadrate sono in realtà mobili e possono avanzare o arretrare, oltre che avvicinarsi o allontanarsi tra loro. Sembra poco, ma è anche questo che consente di dare all’interpretazione dei brani diverse sfumature, come per esempio un carattere più intimo sul palco di un palazzetto (su tutte, naturalmente, Formidable). Non solo, un sistema meccanico consenta anche alle due impalcature di sollevarsi (e sollevare la band) giocando così con le proiezioni sullo schermo e con l’illuminazione. Le luci sono un sistema misto tra led (che calano dall’alto e sono molto mobili, consentendo numerose soluzioni) e classici fari a fascio. Il risultato una grande festa da club. E non a caso il parterre del Forum è di fatto un dancefloor, con il pubblico che per una volta non si accalca a tutti costi per avvicinarsi di un metro in più all’artista (se non nelle prime file), ma si prende il proprio spazio per ballare sulle note di canzoni come Ta fête, Peace or Violence e Ave cesaria (anche se praticamente tutti i pezzi del cantante sono ballabili).

L’attitudine da performer di Stromae gli consente di rendere ogni live un momento unico e diverso dal precedente. E la sua capacità di interagire con il pubblico, di farne una fonte di ispirazione e di trarne e restituire ad esso energia è al livello dei grandi. Il suo cantare non è mai solo canto, ma si mischia a ballo e recitazione. E poi c’è la musica. Superata la prova del palco nella dimensione del palazzetto, a restare impressa più di tutto è la musica. Perché se è vero che il cantautore è anche un eccellente animale da palcoscenico sui generis, è innegabile che la possibilità di vederlo in un luogo più piccolo dia una maggiore possibilità di coglierne le sfumature d’espressione sul volto (anche perché gli schermi del palco sono stati utilizzati per proiettare giochi di luce e non per riflettere il viso dell’artista) e di goderne al massimo le qualità di interprete anche fisico (e non solo vocale) delle proprie canzoni. Stasera c’è la musica al centro di tutto.

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Le canzoni, pur nella solita pessima acustica del Forum, hanno un respiro diverso e, soprattutto, mostrano tutto il potenziale di singoli trascinanti. E non è un caso che molti spettatori degli spalti saltino in piedi alle prime note del primo brano per non sedersi più. Sicuramente tutte e tutti gli adolescenti accorsi in gran numero, probabilmente anche qualche genitore inizialmente restio e timoroso di dover assistere al solito show del solito teen idol. Ma Stromae è artista vero che sfrutta tutte le armi a sua disposizione: canto, ballo, musica, energia e interpretazione. E infatti il pubblico è composto anche da molti over 30 affascinati dallo stile inconfondibile del cantante che ha saputo unire ritmi africani e sonorità europee. Le due ore di concerto scorrono senza una pausa, senza un calo di ritmo, fino al gran finale che Stromae non ha voluto (per fortuna) mutare neppure nelle grandi dimensioni di un palazzetto. Tous les mêmes a cappella cantata con i quattri membri della band mostra una canzone che, spogliata da luci, effetti sonori, ritmi forsennati, è forse anche più bella della versione classica già sentita prima nella serata.

@AlviseLosi

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