Con i Subsonica si balla, ma non si smette di pensare

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di Cinzia Franceschini
Foto di Ernesto Notarantonio

Ippodromo delle Capannelle, Roma, 20 luglio 2015. Quasi inatteso, un Colpo di pistola apre la quindicesima serata del Postepay Rock in Roma. Sul palco i Subsonica fanno partire così un concerto che ci mette davvero poco a scaldare il pubblico della bollente estate romana. Colpo di pistola appunto, una delle canzoni più famose della band torinese, fa saltare gli oltre 15 mila fan accorsi all’Ippodromo delle Capannelle. Ne avranno per un’ora e mezza ancora in una scaletta ben equilibrata tra vecchi e nuovi successi, dall’energia della fine degli anni Novanta, quando la band ha cominciato ad affermarsi al grande pubblico, a quella più meditata dell’ultimo album Una nave in una foresta.

Nemmeno il tempo di fermarsi per il primo brano che parte il secondo, Lazzaro, e il terzo, Attacca il panico. Una scaletta di pura energia che dopo un interludio ad alta tensione occupato da un altro successo, La glaciazione, continua con il brano forse più cantato e ballato della serata. Quello che sul palco ti fa sempre un po’ sentire la mancanza di Morgan (e dei Bluvertigo). Per dieci minuti buoni l’Ippodromo diventa una Discolabirinto. Samuel e Boosta sono in gran forma e tirano il pezzo avanti fino a che il riff non fa saltare davvero tutti. E il cielo di Roma, le stelle di una notte d’estate, sembrano il luogo perfetto per un labirinto bianco dove c’è spazio solo per la musica.

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I Subsonica divertono. Fanno ballare e tengono il pubblico per tutta la durata del concerto. E fanno anche pensare. Perché dopo altri classici come Nuvole rapide e L’ultima risposta, arriva il momento di un anti-inno alla canzone composto proprio da un cantautore che ne ha scritto le più belle pagine. È il tempo di Franco Battiato e della sua Up Patriots to Arms, che la band ha riproposto alla grande. Ed è uno spettacolo vedere migliaia di Millennial cantare quella canzone scritta 35 anni fa dal grande siciliano. Come se quell’anti-inno fosse ancora attuale e condiviso. Tutti, con le braccia alzate, a incalzare con il ritornello ripensato dal genio di Boosta.

Ma è anche un concerto di canzoni nuove. E le storie dell’ultimo album sono di quelle che ti piace ascoltare e riascoltare. Sono loro ad avviare il concerto verso la seconda parte. Bellissima e poetica Una nave in una foresta, e poi I cerchi negli alberi e Di domenica. La band torinese saluta il pubblico stanco (ma non troppo perché a seguire è previsto il dj set di Boosta) con una versione emozionante di Tutti i miei sbagli. Un saluto veloce, e non definitivo. Perché ancora per qualche ora l’Ippodromo continuerà a essere una discoteca labirinto. E chi è sotto al palco non ha intenzione di fermarsi.

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