Subsonica e pubblico scatenati a Torino: difficile un’intesa altrettanto forte

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I Subsonica tornano nella loro Torino e regalano ad un pubblico scatenato un concerto entusiasmante. Ecco la recensione del concerto del 13 novembre 2014 ospitato dal Pala Alpitour. Foto di Cristina Checchetto.

Pala Alpitour, Torino, 13 novembre 2014. Fare un tour nei palazzetti, confezionando una grande performance dopo l’altra, è senza dubbio una soddisfazione immensa per una band. Ma tornare ad esibirsi a casa propria, riempire (nuovamente) il palazzetto più grande d’Italia e uscirne frastornati per il sovrastante calore del pubblico è un nuovo livello di godimento.
Proprio questo devono aver sperimentato i Subsonica, che il 13 novembre sono tornati a stabilire gerarchie nella loro Torino, città che li ha sempre e da sempre coccolati. Tra i tanti sold out registrati in quella titanica venue che da pochi mesi è stata ribattezzata Pala Alpitour, pochi hanno raggiunto così tanti decibel d’ovazione e visto così tanti corpi dimenarsi fino allo spasmo per oltre due ore.

Pochi minuti dopo le 21 la formazione guidata dal tarantolato Samuel fa il suo ingresso sul futuristico palco a livelli, un passo avanti rispetto alla maggior parte degli impianti scenici visti nei recenti tour indoor nazionali. Pannelli led mobili, grandi visual e ottime luci per valorizzare con ogni mezzo uno show che di fatto non avrebbe bisogno di alcun contorno. Questo perché i Subsonica al settimo album hanno raggiunto una maturità che dal vivo spazza via le poche incertezze che da qualche anno contaminano i risultati in studio.

I primi quattro brani del nuovo disco Una nave in una foresta vengono eseguiti con perizia e grande energia, uno dopo l’altro, per far subito capire al pubblico chi sono i Subsonica di oggi e qual è l’impatto che l’ascolto in cuffia lasciava presagire. Dominate dalle tastiere di Boosta (assoluto protagonista sul palco) le prime battute del concerto trovano il primo grande picco muscolare con il riff elettrico di Attacca il panico, che dal vivo si conferma uno dei pezzi migliori del nuovo lotto.

“Cominciamo a fare sul serio”, asserisce Samuel già evidentemente iperattivo. Ninja è in stato di grazia e l’ottima ritmica dei nuovi pezzi gli permette di mettersi in luce nei momenti giusti. Il primo set inizia a render giustizia allo storico Microchip emozionale (ampiamente saccheggiato in seguito) con Il cielo su Torino e Disco labirinto, e l’amarcord è dietro l’angolo. Dopo una breve pausa la formazione torinese si ripresenta sul palco con indumenti a led per accompagnare l’appassionato sing-along dell’ultimo singolo Di domenica, che cede il passo ai pochi punti deboli della scaletta: Ritmo Abarth, che mette in crisi un qualunque confronto con le liriche del passato, e Il terzo paradiso che castra un po’ la carica accumulata.
Dopo una seconda pausa arriva l’encore con la tripletta conclusiva: L’odore (e Samuel stranamente si è ricordato il testo senza strafalcioni), una grande versione inedita di Tutti i miei sbagli, spogliata della componente elettronica, ed infine Perfezione. Nell’ultimo brano soprattutto si fa fatica a seguire Samuel con lo sguardo, in preda ad una contagiosa frenesia che fa saltare Boosta come un grillo insieme alla sue tastiere mobili, oltre alla foltissima platea che a luci accese fa tramare l’intero impianto.

Si chiude così il capitolo più rilevante di un grande tour che ha ancora molte tappe in calendario e molti successi da inanellare. Se non altro, dopo tutte queste conferme, la vera prova d’ora in poi spetta al pubblico: ce ne sarà un altro in Italia all’altezza di quello di Torino?

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