Sum 41 a Milano: sono tornati in forma e il futuro è tutt’altro che oscuro

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di Umberto Scaramozzino
Foto di Francesco Prandoni

29 gennaio, Mediolanum Forum, Milano. Dopo la data di quest’estate al Carroponte di Sesto San Giovanni, i Sum 41 tornano nella provincia milanese, questa volta per promuovere la loro ultima fatica discografica: 13 Voices. Quello della formazione proveniente da Ajax è un ritorno sulla scena che definire importante è poco.

Fino a poco più di un paio d’anni fa, dopo l’abbandono dello storico batterista Steve Jocz e nel pieno dell’emergenza per i gravissimi problemi di salute del frontman Deryck Whibley, i dubbi sul futuro della band hanno tolto il sonno alla corposa fanbase. Fortunatamente il buon Deryck è riuscito a mettere al tappeto la sua nemesi, quell’alcolismo che per poco non ha chiuso il match per KO tecnico nel 2014. Tornato in forma, sia fisica che creativa, il leader dei Sum 41 ha portato il combo canadese ad essere nuovamente protagonista di una scena pop punk che da un paio d’anni sembra rinata. Con Blink -182, Green Day e Simple Plan tornati in questo biennio a dare in pasto ai fan del nuovo materiale più che convincente, i Sum 41 non sono da meno e questo tour è la cartina al tornasole per il nuovo album.

Il responso arriva fulmineo: i primi due pezzi in scalettaA Murder Of Crows e Fake My Own Death – sono entrambi tratti da 13 Voices ed entrambi fanno registrare un riscontro clamoroso dal pubblico. La platea del Forum è incontenibile, conosce i nuovi pezzi come se facessero parte di quel lotto di evergreen che Whibley e soci hanno sfornato all’inizio del Terzo Millennio.
Lo show prosegue imperterrito con alcuni brani irrinunciabili come The Hell Song e Over My Head (Better Off Dead), estratti dall’indimenticabile Does This Look Infected? del 2002, giustamente annoverato tra le pietre miliari del genere.

La band è compatta, suona più potente che mai e sembra poter gestire ormai qualunque palco. Il dispiacere per l’abbandono di Steve Jockz è alleviato da Frank Zummo, ottimo batterista che si inserisce perfettamente nel contesto Sum 41 senza spezzare alcun equilibrio, mentre il ritorno del figliol prodigo Dave “Brownsound” Baksh, storico chitarrista che abbandonò la formazione nel 2006 per poi tornare sui propri passi appena un anno e mezzo fa, si rivela essere ciò di cui questa band aveva bisogno per tornare ad avere in pugno la propria carriera.

La serata procede senza pause, ad eccezione di alcuni sentiti ringraziamenti di Deryck Whibley, eternamente grato verso quei fan che hanno sostenuto la band anche nel suo momento più oscuro, mentre le canzoni si susseguono senza tregua e – per dirla con parole loro – sono “all killer no filler”, nessun riempitivo, solo grandi pezzi.

C’è anche un bel tuffo nel passato del primo disco, Half Hour Of Power, di cui vengono proposte Makes No Difference e l’irriverente Grab The Devil By The Horns And Fuck Him Up The Ass. Non manca neanche il “momento accendini”, che per evitare anacronismi dovremmo ormai chiamare il “momento flash”, durante il quale Whibley raggiunge il centro del parterre per proporre dal centro del mixer un’emozionante versione acustica di With Me, amatissima ballata tratta da Underclass Hero, 2007.

Non manca qualche teatrino di troppo, purtroppo doveroso per una band che punta a riflettori sempre più grandi, per questo il triste repertorio del frontman da palazzetto viene sviscerato con cura: cori guidati, sfide a colpi di decibel tra il lato destro e il lato sinistro del Forum, platea a terra pronta a saltare a comando e la ruffianata “questo è il miglior concerto del tour” che, francamente, sarebbe sempre evitabile. Nell’impasto i Sum decidono di aggiungere anche un pizzico di Queen, con la cover di We Will Rock You, per poi chiudere il main set con le necessarie Still Waiting e In Too Deep, durante le quali tornare adolescenti è obbligatorio.

Il primo encore esordisce con Pieces, forse il miglior lento del repertorio dei Sum 41, e si chiude con Welcome To Hell e Fat Lip, in un tripudio di pogo e cori, mentre il secondo e ultimo bis vede la band canadese vestire i panni dei Pain For Pleasure, il loro alter ego heavy metal, per mettere definitivamente la parola fine sul maiuscolo concerto di Milano. Il sigillo su un ritorno, un riscatto e una rinascita che potrebbero riservare ancora tante sorprese in un futuro ormai tutt’altro che oscuro.

Clicca qui per guardare le foto del concerto.

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