Kevin Parker e i Tame Impala sono capaci di ipnotizzare come dei veri santoni australiani

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di Eleonora Gasparella
Foto di Elena Di Vincenzo

Market Sound, Milano, 5 luglio 2016. I Tame Impala sono uno di quei gruppi che vanno visti dal vivo e ci si rende conto di quanto sia vero ciò quando tutti attorno a te parlano di un concerto di Kevin Parker e soci come un viaggio, una vera e propria esperienza sensoriale, possibile grazie all’atmosfera che sono in grado di creare, su disco e, soprattutto, live. A Milano sono saliti sul palco in cinque: voce, chitarra, basso, tastiere e batteria. Ascoltarli significa volare: sulle note più veloci e taglienti di Innerspeaker, sui riff di beatlesiana memoria di Lonerism e sulle tastiere di Currents.

Proprio l’ultimo album è uno dei fiori all’occhiello di Parker, deus ex machina del gruppo e protagonista assoluto del concerto. Le canzoni di Currents le abbiamo sentite quasi tutte, pezzo dopo pezzo, durante la calda serata meneghina: le chitarre distorte e le onnipresenti tastiere hanno infiammato il pubblico con Let It Happen, The Moment, Yes I’m Changing. Tra le assenze del disco, quella che si è avvertita più di tutte è quella del primo singolo Cause I’m A Man, che, però, ha lasciato spazio a qualche pezzo vecchio ripreso da Lonerism, che ha dato un tocco energico e visionario al punto giusto alla serata.

Kevin Parker si è decisamente goduto il palco, come una sorta di sacerdote di una messa rock’n roll: se la band ha eseguito i brani in modo preciso, è stato il camaleontico frontman a catturare gli occhi e le attenzioni del pubblico. È un istrione, ma capace di dominare la scena facendo un passo indietro per lasciare parlare musica e immagini, quasi a voler suggerire visioni anziché dirigerle in prima persona. E quasi per non disturbare l’esperienza che stavano regalando al pubblico, si sono limitati ad incitarlo sporadicamente: meglio lasciare stare i fan e vederli rilassati, sognanti, beatamente avvolti nell’intensità di lunghe code strumentali e di splendidi giochi di luce.

È un caleidoscopio magico quello che hanno ricreato. Le luci e lo show visual, sempre perfettamente in accordo con il susseguirsi dei pezzi, sono esplosi con l’intensissima doppietta Elephant/The Less I Know The Better, assieme a una nuvola di coriandoli caduta direttamente sulle nostre teste. Tutti hanno partecipato ballando e dimenandosi a tempo, sorreggendo il frontman durante qualche piccolo calo di voce, e il culmine lo si è raggiunto sulle note di Feels Like We Only Go Backwards, penultima canzone della serata prima della chiusura, affidata a New Person, Same Old Mistakes.

Di questo concerto ci siamo portati a casa gli occhi pieni di colori e arcobaleni e un grande sorriso. Peccato per i volumi, forse lievemente troppo bassi e dispersivi, e, soprattutto, per una setlist che ha tralasciato alcuni pezzi importanti premiandone altri non sempre all’altezza della dimensione live. Ma glielo perdoniamo, ai Tame Impala e a Kevin Parker, meraviglioso padrone di tutta la situazione. Timido e al contempo sicuro di sé, anche questa volta ci ha ipnotizzato, come un vero e proprio santone venuto dall’Australia.

Clicca qui per vedere le foto del concerto.

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