Television a Milano, nostalgia e celebrazione in una serata speciale

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I Television si sono esibiti a Milano presso l’Alcatraz. Leggi la recensione del concerto del 3 giugno 2014. Foto di Francesco Prandoni.

Alcatraz, Milano, 3 giugno 2014. Chiudiamo gli occhi e facciamo finta di essere al CBGB. Che non siano passati 37 anni da quando è uscito Marquee Moon, anni in cui la musica ha cambiato pelle infinite volte. Facciamo finta che tutti indossino il chiodo, un giubbotto di jeans o una maglietta a righe. Questo è facile, se ne vedono molti in giro. Facciamo finta che i Television siano ancora una band di ventenni che si preparano a rompere gli schemi del rock dando inconsapevolmente il via alla stagione della new wave e del punk rock di Talking Heads, Ramones, Blondie, Patti Smith e compagnia bella. Che gli intrecci delle chitarre urlanti di Tom Verlaine e Jimmy Rip suonino inediti alle nostre orecchie, che non ci siano intere generazioni di musicisti che si sono consumati le dita su quei riff, imitandone i suoni e la ruvidezza.

Fingiamo che non ci dispiaccia neanche un po’ per l’assenza del primo bassista Richard Hell, che nei Television originali aveva suonato poco, ma che sarebbe stato grandioso vedere sul palco con i suoi vecchi compari. Simuliamo, anche se a fatica, di non aver visto il banchetto del merchandising con le felpe a 50 euro, mentre il già citato Hell si limitava a prendere vecchie maglie bianche e a scarabocchiarci sopra “blank generation” per vestirsi. Facciamo finta che sul palco invece che quattro canuti musicisti ci siano ragazzi arrabbiati col mondo, senza una chiara idea in testa ma con tanta voglia di provare cose nuove. Anche questo non è difficile, i suoni sono aspri come sul disco, gli anni non li hanno addolciti per nulla. Facciamo finta che Marquee Moon non sia uno degli album più belli e importanti di quel periodo, che magari non ha conosciuto il successo di altri lavori coevi ma che è stato determinate nello sviluppo di quella scena.

Fingiamo che la band non si dilunghi in jam strumentali su quasi ogni pezzo, perché la sensazione è che sia solo un modo per trasformare i 45 minuti del disco in un concerto dalla durata soddisfacente. Facciamo finta che i guazzabugli ritmici si vanno a cacciare siano dettati dall’urgenza espressiva e dall’inesperienza. Facciamo finta di non notare gli smartphone che si levano al cielo quando parte il riff della splendida canzone che dà il titolo all’album. Facciamo finta di essere nella New York dei ’70, la New York di Lou Reed e Andy Wharol.
Con un po’ di fantasia possiamo fare tutto questo. Ma quello che proprio non possiamo ignorare è il pubblico presente, che corona con generosi applausi ogni brano, tributando con il giusto calore una band storica. Io non ero ancora nato quando il gruppo di Verlaine suonava nel famoso locale della grande mela, ma sono abbastanza sicuro che non abbia ricevuto tanta reverenza ai tempi. Perché siamo nel 2014, moltissima della musica che ascoltiamo adesso ha grossi debiti con Marquee Moon, che stasera i Television suonano per intero 37 anni dopo. Non possiamo dimenticare di avere davanti una band che ha segnato un’epoca, quindi godiamoci il loro concerto con tutta la consapevolezza che merita.

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