Il blues ruvido dei Black Keys scuote Postepay Rock in Roma

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I Black Keys convincono con una buona performance a Roma, nell’unica tappa italiana del loro tour prevista quest’anno (ma proprio ieri hanno annunciato un nuovo concerto nel nostro Paese). Ecco la recensione del live dell’8 luglio 2014. Foto di Roberto Panucci

Ippodromo delle Capannelle, Roma, 8 luglio. È la prima volta per i Black Keys nella Capitale. Dan Auerbach (chitarra e voce) e Patrick Carney (batteria) sono tra gli ospiti più attesi di questa nuova edizione del Postepay Rock in Roma e nell’ora e trenta circa di show non hanno deluso le aspettative del gremito parterre. S’intravedono volti di tutte le età. Giovani generazioni conquistate dalla recente svolta mainstream e utenti con qualche anno di rock in più sulle spalle. Un pubblico variegato e attento, ma che si lascerà trasportare con difficoltà dall’energia del palco.

Si parte poco dopo le 22 con Dead and Gone. Seguono il blues trascinante di Next Girl e i colpi di Run Right Back che accendono finalmente un’arena fin troppo ingessata. Le atmosfere ruvide di Same Old Thing e una Gold on The Ceiling più debole della versione originale accompagnano lo spettatore fino ai primi riff psichedelici del live con It’s Up to You Now, secondo estratto dall’ultima fatica della band.

Guarda le foto del concerto.

Money Maker, Howlin’ for You, Nova Baby suonano potenti e oscurano pezzi come l’ultima title track, Turn Blue, o Gotta Get Away, distribuite a mo’ di intervalli promozionali in uno spettacolo che ha mostrato il suo profilo migliore nelle hit provenienti da Attack & Realease, Brothers ed El Camino. Il contrasto è fin troppo evidente. Unica eccezione per la validissima ballad Bullet in the Brain. Con She’s Long Gone e Tighten Up? tocca a un altro uno-due che ha lasciato il segno. È stato poi il momento del singolo Fever e di un’esplosiva Lonely Boy, che fa saltare il pubblico prima dell’encore. La chiusura è affidata ad una grandiosa esecuzione di Little Black Submarines e all’inaspettata I Got Mine. La band ha infatti concesso un brano in più rispetto alla scaletta collaudata durante il tour.

I Black Keys mettono in scena un buon concerto rock. Sound e voce, sporcati quanto basta, girano senza sbavature e si lasciano accompagnare da una scenografia essenziale sia nell’allestimento sia nella scelta delle grafiche. Ricorre, sui maxischermi, il tema dell’illusione ottica che ha caratterizzato l’ultima release.

Il live subisce le sue uniche flessioni nell’esecuzione delle tracce più recenti. La convivenza dal vivo tra vecchio e nuovo mostra i suoi limiti e conferma le impressioni suscitate dall’ascolto di Turn Blue. Nessuna bocciatura, intendiamoci, soltanto la consapevolezza che il lavoro strepitoso compiuto tra il 2008 e il 2011 rappresenta ancora la colonna portante dello spettacolo e che le sperimentazioni degli ultimi tempi trovano il proprio valore nella sola comprensibile esigenza della band di rinnovare il proprio sound dopo il successo planetario.

Buone notizie infine per chi si è lasciato sfuggire la performance romana. I Black Keys torneranno in Italia nel 2015 per un’unica tappa invernale a Milano.

Riccardo Rapezzi

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