Il grande abbraccio degli Script a Milano

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Gli Script hanno portato in scena a Milano il No Sound Without Silence Tour tra scenografie psichedeliche e continui abbracci con il pubblico. La recensione del concerto del 28 marzo 2015.

Mediolanum Forum, Assago (Milano), 28 marzo 2015. Persone arrivate da regioni lontane dell’Italia, ma anche da Oltralpe corrono, armate di bandane e t-shirt, per prendere il posto migliore in transenna. Indice di quanto la band irlandese sia ancora amata nonostante l’ultimo album No Sound Without Silence non abbia brillato in quanto a vendite. Un po’ come i loro compagni Dubliners, gli Script sfondano i confini pur essendo spudoratamente uncool, come direbbero gli inglesi. Una band ferocemente seria che ha puntato tutto sull’arma del talento musicale, durante i tempi bui del mercato discografico.

Due palchi colpiscono la vista appena entrati nel parterre, mentre il rapper Tempah intrattiene il pubblico a suon di dubstep ed electrodance. Per l’occasione, il Forum è tinto di verde con palloncini e braccialetti luminosi. Sulle note dell’irish-rock di Paint The Town Green, Danny O’ Donoghue, Mark Sheehan e Glen Power camminano determinati attraverso la folla del parterre, circondati da un cordone umano di sbandieratori verdi a led luminosi. Un effetto ottico incredibile, che coinvolge tutti.

L’assetto scenografico, i laser che formano giochi di luce tridimensionale, i due palchi: tutto sembra progettato più per uno stadio che per un palazzetto. Gli Script hanno usato ogni centimetro disponibile. Purtroppo però, l’impianto audio non ha retto. La batteria in primo piano penalizza la voce di Danny, che sulle tribune arriva affievolita e impastata. We Cry e If You See Me Now vengono eseguite con qualche difficoltà, ma poco importa a chi conosce i brani a memoria ed è accorso per cantarli sino a perder la voce. Breakeven, Before the Worst, ma anche i successi più recenti come Superheroes e Man On Wire vengono cantati senza tentennamenti.

Le luci del palco secondario si accendono e i tre irlandesi passano nuovamente in mezzo alla folla. Never Seen Anything “Quite Like You” e The Man Who Can’t Be Moved vengono eseguiti da quel piccolo satellite, posto al centro della venue. Danny ricorda che è con questo secondo brano che la band è diventata famosa al grande pubblico. Il Forum la canta con un’unica voce, tra coppie che si baciano appassionatamente, amiche che si abbracciano e telefonini che si accendono per riprendere la scena.

Gli Script fondano il loro spettacolo sull’interazione con il pubblico. Anche dopo aver lasciato il palco satellite, Danny riabbraccia i suoi fan su un lato del parterre, mentre partono le note di You Won’t Feel a Thing. La poltroncina inizia a starmi scomoda vedendo che il vero concerto è lì nel parterre e guardando i volti dei miei compagni di tribuna capisco che provano la stessa sensazione.  È il momento di Nothing e i tre irlandesi chiedono a qualcuno del pubblico il telefono per chiamare la ex. Destinataria di questa sera è “Robertina”, rimasta in linea per tutta la canzone fino a che tutti non hanno gridato, in un maccheronico inglese: «Addio, Stronza!». Danny ride sentendo le grida della ragazza e automaticamente veniamo tutti coinvolti.

Al di là dei problemi con l’audio, gli Script hanno inscenato uno spettacolo che doveva, davvero, essere più per il pubblico che per loro stessi. Uno spettacolo che rinsaldasse la relazione tra la band irlandese e i fan accorsi. Uno spettacolo colmo di grandi effetti speciali, curato meticolosamente nelle scenografie. Uno spettacolo che ricorderanno tutti per l’enorme abbraccio che O’ Donoghue, Sheehan e Power hanno voluto dare, in più tempi, a chi li ha sempre sostenuti.

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