The Who a Milano, un concerto fuori dal tempo

FOTO-CONCERTO-THE-WHO-MILANO-19-SETTEMBRE-2016
di Umberto Scaramozzino
Foto di Elena Di Vincenzo

Mediolanum Forum, Assago (Milano), 19 settembre 2016. Ci sono i concerti delle pietre miliari del rock, a cui spesso fanno capolino i presenzialisti con l’impellente necessità di spuntare il maggior numero di nomi dalla lista “prima che sia troppo tardi”. Ci sono concerti a cui si va, spendendo anche cifre di una certa rilevanza, pur sapendo che lo spettacolo potrebbe non valere il biglietto, se non in onore di glorie passate. E poi ci sono i concerti degli Who.

Solitamente quando si decide di consigliare un live a chi non conosce la band in questione, si tratta sempre di emergenti o quasi. Nel caso degli inglesi, invece, si tratta di un gruppo che dispensa rock da oltre cinquanta primavere. Ma il punto è che questi Who, nonostante una fetta di storia – loro e della musica in generale – sia venuta a mancare, sono ancora da andare a sentire dal vivo. Proprio come ai loro esordi.

La “fetta di storia” di cui sopra è composta da Keith Moon e John Entwistle, scomparsi rispettivamente nel 1978 e nel 2002. Inutile dire quanto siano insostituibili due musicisti del genere, che hanno dato così tanto da rendere la formazione originale degli Who una delle più leggendarie della storia. Eppure, con gli occhi ancora lucidi dopo un’esibizione fuori dal tempo, è difficile pensare che qualcuno abbia lasciato il Forum rimpiangendo i bei tempi andati. Questo sia perché Pino Palladino al basso e Zak Starkey (figlio d’arte, di Ringo Starr) alla batteria lavorano con onore, sia perché Pete Townshend e Roger Daltrey sono ancora loro. Non ombre, bensì vivide presenze che sanno cosa vuol dire essere una live band. Una delle migliori al mondo, ancora oggi. Non per fare a tutti  i costi la battuta sul fatto che “i ragazzi stanno bene”, però sì, i ragazzi stanno bene, incredibilmente bene.

Il primo brano in scaletta si conferma I Can’t Explain, il cui beat prende per mano la platea per accompagnarla in quello che sarà uno show di due ore, senza pause, senza cali. Ci si accorge subito di come questo Back To The Who Tour 2016 che porta i britannici in Italia dopo dieci anni di asssenza sia una leg del ben più ampio tour celebrativo del mezzo secolo di musica degli Who, dal momento che in poco più di venti brani vengono ripercorse tutte le fasi della loro carriera. A dominare la scena sono ovviamente i tre album più seminali e amati: Tommy, Quadrophenia e Who’s Next. Ma c’è spazio anche per momenti più popolari, come Who Are You?, tratta dall’omonimo album del ‘78 e celebre sigla della serie tv CSI, un tormentone che non accenna ad affievolirsi.

Da My Generation, indimenticabile esordio che regalò al mondo un formidabile manifesto per il movimento mod inglese, vengono estratti due pezzi storici come la title-track e The Kids Are Alright, che fanno da controparte a brani più struggenti come la meravigliosa Behind Blue Eyes e l’oscura 5:15, tratta dal leggendario album Quadrophenia. Su questi, in particolare, viene fuori tutto il tormento di Pete Townshend, che non può non continuare a sentire e trasmettere tutta l’emotività dei brani di cui è autore. Ma il buon vecchio Pete, a differenza dell’inossidabile Roger, il peso degli anni sembra sentirlo. Più che altro a livello fisico, perché sul piano spirituale sembra ancora intatta quella insuperata sensibilità che gli ha permesso di penetrare nella carne dei suoi ascoltatori.

Daltrey invece è ancora un animale da palcoscenico e si diverte a mettere in piedi il solito spettacolo con il microfono che disegna nell’aria improbabili traiettorie intorno al divertito frontman. La camicia si sbottona sempre di più, rivelando un fisico ancora tonico ed una voglia di fuggire al tempo confermata dalla sbalorditiva prova vocale. Non sbaglia un colpo, non si trattiene e talvolta si concede anche qualche virtuosismo.

Il pubblico, in tutto questo, è eccezionale, e il gruppo non può fare a meno di ringraziarlo in ogni intermezzo, prima del concedo finale con le potentissime Baba O’Riley e Won’t Get Fooled Again. Nessun encore, perché gli Who non amano i bis e questo dovremmo saperlo, ma la voglia di averne ancora un po’ è talmente tanta che i fan esprimono ugualmente la richiesta nonostante sappiano che non verrà soddisfatta.

Non sono tante le band a riuscire a festeggiare oltre cinquant’anni di carriera, ancora meno quelle che sanno farlo con classe, energia e precisione. Ritornano alla mente i recenti trionfi di Beach Boys e Rolling Stones, ma rimane vero quello che si diceva all’inizio: questi Who, a dieci anni da quel brutto episodio di Verona che dava il gruppo per spacciato, sono da andare a sentire dal vivo a tutti i costi, per motivi che trascendono la mera celebrazione.

Le foto del concerto

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