Thirty Seconds To Mars a Torino: l’amore del pubblico non basta più

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I Thirty Seconds To Mars nel concerto di Torino si sono presentati senza batterista. Il pubblico è impazzito comunque, ma non tutto è andato per il verso giusto.

Palaolimpico, Torino, 19 giugno 2014. I Thirty Seconds to Mars hanno fatto ripartire il loro tour europeo dall’Italia. E’ così andato in scena il quarto concerto italiano di Jared Leto e soci in meno di un anno, che sarà seguito da un quinto appuntamento in programma all’Ippodromo delle Capannelle di Roma questa sera.

Un palazzetto sul filo del sold out, con un parterre esaurito da diversi mesi, ha accolto la band californiana con il solito eccezionale calore che contraddistingue i cosiddetti Echelon, una delle fanbase più coese e attive del mondo. Ciò che però ha lasciato di stucco l’intera platea è stato l’impatto visivo al momento dell’ingresso della band: non solo Shannon Leto, batterista dei Mars, non era presente, ma con lui si è volatilizzata l’intera batteria. Proprio così: nessuno ha preso il posto del fratello del frontman e perciò i 30STM si sono esibiti con le percussioni interamente campionate. Shannon è stato arrestato due notti prima del concerto per guida in stato di ebrezza e con patente sospesa, ma con la conferma dello show si era delineata anche l’idea collettiva di un rilascio su cauzione non troppo problematico. E invece il maggiore dei fratelli Leto ha lasciato in questo difficile avvio di tournée un grosso vuoto, che neanche un turnista ha avuto modo di colmare.

Guarda le foto del concerto.

Non una parola da parte del carismatico cantante con lo shatush, che ha ignorato con disinvoltura il coro “Shannon Shannon” intonato dal pubblico, un po’ confuso e un po’ speranzoso di ottenere risposte mai giunte. Per compensare questa grave mancanza Jared Leto ha provato a rispondere tirando fuori una grande performance personale, forte di un breve e meritato periodo di riposo che pare avergli ripristinato le energie. Perciò le corse sulla passerella sono state innumereveli, spesso culminate in danze liberatorie, mentre la voce ha risuonato potente e chiara nell’impianto.
Con grande rammarico però la scaletta ha praticamente escluso i primi due album della discografia, ancora più del solito, includendo soltanto From Yesterday e The Kill, entrambe tratte da A Beautiful Lie. I due brani, richiesti a gran voce dal famelico pubblico, sono stati eseguiti in acustico, ma siccome il lupo perde il pelo ma non il vizio, anche questa volta – seguendo un’ormai preoccupante tradizione – Leto ha usato qualche piccolo trucco per non cantare gli impegnativi ritornelli. Nel caso di From Yesterday è ricorso al solito microfono per la platea, lasciando agli Echelon il compito di raggiungere le note più alte del brano, mentre per The Kill ha fatto salire sul palco un ragazzo emiliano, cantante in una cover band dei Mars, che ha interpretato in maniera sorprendente il ritornello al posto del suo autore.

Rispetto all’ultima apparizione italiana, al Mediolanum Forum di Milano, nessun spettacolo acrobatico e nessuna proiezione, mentre hanno ancora una volta colorato lo show i soliti palloni e coriandoli. A salvare il salvabile però ci pensano ancora una volta i meravigliosi fan, che hanno intonato ogni singola canzone con trasporto e passione, valorizzando i cori di cui sono cosparsi le maggiori hit del repertorio e rispondendo con febbrile partecipazione ai comandi del loro burattinaio: Jump Torino, I wanna hear you scream! L’impatto di brani come This Is War o Closer to the Edge è sempre notevole, più per merito del coinvolgimento del pubblico, che durante Do or Die ha sollevato una moltitudine di fogli bianchi con la scritta “I AM THE ECHELON”.

C’è da sperare che i 30 Seconds to Mars, o almeno i due terzi di essi che sono stati presenti a Torino, abbiano percepito ancora una volta tutta la devozione dei loro fan, a cui non possono più bastare i piccoli contentini come gli inviti sul palco elargiti come fossero caramelle o le frasi in Italiano per rimarcare uno o due stereotipi. Che fine ha fatto la band del crowdsurfing, dello stage climbing, del sudore dietro alle pelli? Non è questo ciò che si meritano gli Echelon, ed è solo a loro che va il grande applauso finale.

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