Thirty Seconds To Mars in concerto a Milano, massimo risultato col “minimo” sforzo

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Nell’attesissimo concerto di Milano, i Thirty Seconds To Mars hanno nuovamente confermato il proprio ascendente sul pubblico italiano. Ecco la recensione dello show del 2 novembre 2013, terza data in Italia in cinque mesi. (foto di Elena Di Vincenzo)

Mediolanum Forum, Assago (Milano), 29 ottobre 2013. Jared Leto, leader dei Thirty Seconds To Mars, ci crede tantissimo. Ancora una volta non lascia niente al caso e porta in Italia un palco con megaschermi, luci da paura, palloni gonfiabili e coriandoli. Piazza esibizioni di acrobati, fa proiettare video di un pezzo già suonato prima, approccia i brani ora in modo teatrale, ora come se fosse in uno stadio, saltando e sbattendosi come un dannato, dirige una band che sta artisticamente spostandosi verso il pop pur conservano uno spirito e un’energia assolutamente rock’n’roll. Il sound del gruppo è potente, ma sa essere anche delicato all’occorrenza, ed è ricco di sfaccettature sonore che arrivano fino all’elettronica. In più, il buon Jared, si concede un set acustico infinito, ottenendo una fusione assoluta con il pubblico, emozionante e sentita. Qualcosa che senza una convinzione assoluta nei propri mezzi e nel rapporto con i fan risulterebbe troppo lunga, noiosa addirittura.

Jared Leto è però anche un furbacchione. Sa perfettamente come gestire il proprio status di rockstar: arriva un pelo dopo l’orario di inizio stabilito, fa scattare i fotografi da casa loro quando indossa i soliti occhialoni e l’impianto luci è praticamente spento, salvo poi far esplodere tutto quando questi hanno lasciato la pedana in zona mixer dove sono assiepati. Si presenta con una nuova acconciatura – ha due trecciolone che a momenti nemmeno i Korn negli anni Novanta portavano. Ogni sua mossa, ogni suo sguardo, ogni suo movimento è studiato alla perfezione: sa come farsi adorare dal pubblico e sa anche come far capire ai fedelissimi fan che la cosa è reciproca. Sa anche quando farli cantare al suo posto – dosando sapientemente la voce quando dovrebbe toccare le note più acute – e come farli sciogliere, portando sul palco qualcuno di loro e ringraziandoli continuamente per l’affetto e la devozione che gli mostrano sempre.

Mischiando le considerazioni dei paragrafi sopra, si ottiene un solo risultato: un concerto dei Thirty Seconds To Mars è assolutamente prevedibile. Novanta minuti complessivi, un’ora sì e no di musica effettivamente suonata dal vivo, tantissimo contorno e grande entusiasmo dei sempre-presenti fan. Ne risulta ridimensionata la parte musicale, visto che i 30STM avrebbero le capacità per esibirsi molto più a lungo, evitando un fracco di intermezzi dall’inutilità abissale – potrebbero per esempio suonare qualche canzone in più dai primi due dischi (quello omonimo e il “chart breaker” A Beautiful Lie, del 2005). Avrebbero insomma i mezzi per evitare di continuare a porsi come una teen band, evitando l’effetto-One Direction – ogni volta che il (bellissimo) cantante sibila, il 95% dei presenti grida istericamente. Continuando su questa strada, il rischio è che a lungo andare si sminuisca l’interessante crescita artistica dell’ultimo periodo, in cui pare credere ciecamente anche la band – come dimostrano gli otto pezzi di Love Lust Faith + Dreams e dai sei da This Is War messi in scaletta.

Ma questo è un po’ il discorso fatto qualche mese fa, dopo la data all’aperto di Padova. Restando sul pratico, alla terza tappa in Italia nel giro di cinque mesi, i Thirty Seconds To Mars hanno fatto un altro pienone (tutto esaurito sugli spalti, nel parterre invece si stava molto larghi ma parliamo comunque di oltre 7/8mila paganti), si sono dimostrati padroni del palco, grazie a due musicisti, Tomo Miličević e Shannon Leto, in grado di sorreggere alla grande le gesta di un frontman sicuro, convinto e di grande presenza – perfetto per l’epoca in cui viviamo. Segnalo un fatto, tanto per dare l’idea della devozione dei fan: ben mille copie della Deluxe Edition dell’ultimo album dei 30STM sono state vendute in cinquanta minuti dopo l’annuncio che Jared e soci avrebbero autografato i dischi acquistati subito dopo la conclusione dello show. Insomma, la band americana si conferma al top nel suo genere come da quattro anni a questa parte. Bisogne vedere se si accontenterà, come da quattro anni a questa parte (no, non è una ripetizione) di continuare a vincere facile oppure se avrà voglia di puntare ancora più in alto. Le potenzialità ci sono tutte, ma il tempo inizia a stringere…

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