Thirty Seconds To Mars all’Hydrogen, passione, qualità e miglioramenti

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Il concerto dei Thirty Seconds To Mars a Piazzola sul Brenta (Padova) ha confermato sia la smodata passione che pervade le Echelon che seguono la band di Jared Leto, sia la qualità che il trio stesso fornisce oramai puntualmente sul palco. Tuttavia si può sempre migliorare…Ecco la recensione della serata.

Hydrogen Festival, Piazzola sul Brenta (Padova), 14 luglio 2013. Che il seguito dei Thirty Seconds To Mars sia fanatico e affezionato ben oltre i “semplici” meriti musicali dei propri idoli, è un dato di fatto inconfutabile. Che la band stessa abbia costruito buona parte delle sue fortune coinvolgendo e stimolando questa stessa fortissima fanbase in ben più di un’occasione è altrettanto pacifico. Tuttavia Jared Leto e compagni sono oramai diventati un trio che sul palco sa perfettamente cosa fare per mettere in piedi un concerto importante e accattivante. Le abilità esecutive dei membri dei 30STM e le doti vocali del frontman sono sensibilmente migliorate rispetto alle scorse apparizioni in Italia. Anche il contorno, ovvero il mega schermo, l’impianto luci, coreografie ad hoc per ogni pezzo, è di alto livello. Certo, novanta minuti di set non sono poi così tanti, le pause per i ringraziamenti, le trovate sceniche allungano un po’ troppo il brodo, ma complessivamente il carrozzone è ben costruito: diverte, appassiona e lascia soddisfatto anche chi non ha perso la testa ai tempi in cui il video di A Beautiful Lie lo trovavi anche dentro il notiziario del mattino.

Una novantina di minuti dicevamo, molto spazio ai nuovi brani tratti da Love, Lust, Faith + Dreams, altrettanto a This Is War e pochissime chance lasciate al disco che lanciò i Mars nel 2005, A Beautiful Lie appunto, rappresentato questa sera solamente dall’inno The Kill. Jared Leto è, manco a dirlo, il mattatore di uno spettacolo che punta moltissimo sull’interazione tra artista e fan. Si arriva a interrompere un pezzo (Search And Destroy) solamente per ringraziare i presenti. Decine di volte viene ripetuto come l’Italia sia stata vicina alla band dal primo momento, di quanto il gruppo sia felice di essere qui in estate e di come la platea di stasera sia meravigliosa. Tutto bello e apprezzatissimo, obiettivamente un paio di canzoni in più e qualche chiacchiera in meno avrebbero reso più corposa una setlist intensa ma un po’ risicata.

I momenti migliori e accolti con maggiore entusiasmo da un pubblico stimabile intorno alle seimila unità, sono state le esecuzioni di Birth, Do Or Die (per la quale sono anche state girate delle scene che finiranno nel prossimo video ufficiale della traccia), This Is War, Kings And Queens e Up In The Air, con tanto di palco invaso dai fan impegnati a cantare i ritornelli. Per il resto palloni gonfiabili (e anche squali gonfiabili) sulla folla, acrobati estemporanei e un arrivederci (da confermare ufficialmente nei prossimi giorni) al 2 novembre a Milano per un concerto indoor.

Riassumendo, i Thirty Seconds To Mars hanno tutte le carte in regola per diventare una rock band grossissima, che vada ben oltre il pur importante successo presso i giovani fan: hanno presenza scenica, l’impatto che conta dal vivo e anche alcuni pezzi conosciuti a ogni latitudine. Devono però puntare maggiormente sulla musica, lasciando almeno parzialmente da parte i tempi morti, le sceneggiate e quel copione che alla lunga può delimitare il confine tra band per adolescenti e realtà trasversale appetibile anche da un pubblico adulto. Suonare di più, portarsi qualche turnista sullo stage evitando troppe basi elettroniche pre-registrate (pur ben manovrate in real time dai Nostri) e spaccare tutto per almeno un paio d’ore. Da un combo capace di vendere oltre dieci milioni di dischi senza troppa fatica, nel bel mezzo dell’assoluta crisi discografica che sta caratterizzando questi anni, è ormai lecito attendersi il salto di qualità definitivo. Bella serata in sostanza, ma si può dare molto più…

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