Onstage
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Tiromancino, a Roma è andato in scena uno show che vince ma non convince

Auditorium Parco della Musica, Roma, 28 ottobre 2016. Che i Tiromancino giochino in casa per questo concerto si capisce in fretta. Tempo dieci minuti dopo l’orario designato per l’inizio, e il gruppo è sul palco per un’intro che ha dell’epico. Tutti tranne lui, Federico Zampaglione, che predilige l’ingresso dalla platea con la chitarra imbracciata. Bastano un faro addosso, una giacca coi risvolti bordeaux, e l’aria di chi conosce bene i meccanismi dello spettacolo. Un assolo poco pulito, con un nonsoché di genuinamente tamarro, sancisce l’inizio ufficiale del concerto tra gli applausi scroscianti del pubblico, che evidentemente a ingressi del genere non si abitua mai. Di esercizi di stile alla chitarra elettrica ce ne saranno parecchi nel corso del concerto, a mostrare anche le capacità da lead guitarist di Zampaglione.

La sala non è pienissima ma solo affollata; galleria e platea presentano diverse poltrone vuote, ma il pubblico è di quelli affezionati e partecipa molto. L’inizio, però, non è dei più apprezzabili per chi ama la musica dal vivo: i suoni non sono ben calibrati e i volumi sono troppo alti per l’ampiezza della sala, tanto che la voce di Federico Zampaglione si perde sotto il muro degli strumenti che pompano Piccoli miracoli e Tra di noi.

«Come state? Come va» chiede in continuazione il leader dei Tiromancino dal palco. Si sente a casa e si vede. «Il prossimo è un pezzo nuovo, ci teniamo molto, sta per uscire in radio, si chiama L’ultimo treno della notte» annuncia dopo i quattro brani di apertura. Il singolo inedito ha un sapore à la Franco Califano; suona come un omaggio allo storico cantante romano non solo nella melodia e nella progressione del brano, ma anche nel cantato, al punto che si arrivi quasi a chiedersi se ci si trovi davanti ad un episodio di trasfigurazione.

Quando arriva uno dei motivi validi per apprezzare la band, la Sala Sinopoli si illumina: Per me è importante è una delle migliori ballad scritte da Federico, e forse della musica italiana recente. Il coro del pubblico è inevitabile e intensissimo, tutto meritato. Questa canzone non ha perso un grammo della sua potenza, nemmeno con il passare del tempo, nemmeno con un arrangiamento che la impasta un po’. È una canzone bella e basta, punto.

Si va in pausa dopo quarantacinque minuti di live, poi rientra solo Zampaglione con la sua chitarra, per raccontare le origini della sua carriera e della passione per il blues che non riesce a smettere di suonare. Qui gli applausi prorompono fortissimi, perché in questa seconda parte finalmente il concerto acquista quell’atmosfera raccolta che si addice di più allo show. Il frontman accenna un classico giro slabbrato di Key To The Highway di Clapton, poi presenta una versione blues di Imparare dal vento che somiglia pericolosamente a Son Of A Preacher Man di Dusty Springfield, ma vale la pena riascoltarla spogliata di ogni eccesso.

Alcune ragazze e una bambina, tra le quali campeggia Linda la figlia di Zampaglione e Claudia Gerini ,vengono invitate a salire on stage per fare da cornice a La descrizione di un attimo, uno dei grandi successi del gruppo, e la sala si anima ancora di più. Quello che sarà il momento più intenso del concerto prosegue con l’introduzione dell’omaggio a Lucio Dalla, Felicità. Federico Zampaglione sembra essere posseduto dal fervore del cantautore bolognese scomparso: lo ricorda nel modo di cantare anche se la voce non è la stessa, l’affetto è onesto e sentito e commuove nella sua delicatezza.

L’attesa partecipazione di Giuliano Sangiorgi, annunciata nei giorni scorsi, arriva all’inizio della terza parte, quando ritornano nei ranghi le chitarre per una prolissa “sfida a due” tra i frontman. Assistiamo ad uno scambio di cortesie: Attenta dei Negramaro e Liberi dei Tiromancino a due voci. Il pubblico si esalta ma per le orecchie è davvero troppo. Si chiude con un nuovo omaggio a Califano con Andrea Perrone, suo storico imitatore, e l’attesissima Due destini.

Non che i Tiromancino non meritino l’Auditorium, ma ogni spazio ha il suo spettacolo. Se il concerto fosse stato tutto in una versione più intimista e “nuda” per quanto riguarda i suoni, indubbiamente avrebbe avuto molte più sfumature quanto ad intensità, anche nella prima e terza parte, davvero troppo pompate di volumi e fuori luogo in una location come la Sala Sinopoli. Così come è stato, il risultato è stato un ibrido. Peccato.

Le foto del concerto

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Arianna Galati

Foto di Roberto Panucci

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