Tiziano Ferro a San Siro conquista l’Italia e il mondo

Tiziano Ferro San Siro Milano 4 luglio 2015 recensione

Stadio San Siro, Milano, 4 luglio 2015. Una serata caldissima vede la consacrazione definitiva di Tiziano Ferro tra i più grandi cantanti italiani di sempre. Non amo la definizione cantante, di solito preferisco quella di artista, e Ferro è un grande artista, ma è la voce la vera protagonista di un concerto di incredibile qualità. In un’estate che, per la prima volta dopo tanti anni, ha visto solo artisti italiani sul palco più importante d’Italia, Tiziano è l’artista internazionale che mancava in questo 2015.

Il caso ha voluto che le due date di San Siro cadessero nelle due giornate più afose dell’estate milanese, un peso per i 50mila spettatori, ma ancora di più per chi è sul palco a cantare per due ore abbondanti vestito con un completo non proprio fresco (anzi, due visto il cambio d’abito dopo meno di un’ora, che a sua volta lascerà poi spazio a un look più casual e comodo). Ma Tiziano crede al caso, come dirà più avanti in un momento di sincera commozione. E quindi sale sul palco per infiammarlo e così conquista la scena dello stadio più emozionante nel modo più semplice: con la sua voce e le sue canzoni.

La partenza con un volo in aria è un bell’espediente per far esaltare Lo Stadio, ma Tiziano sarà stato contento di sentire che un urlo ben più forte sarebbe arrivato dopo pochi istanti con l’attacco del primo pezzo in scaletta: Xdono fa cantare tutto San Siro. E sarà stato ancora più felice di scoprire che la stessa scena si andrà a ripetere per ciascuna delle trenta canzoni che canterà. Ha dell’incredibile un artista che in meno di 15 anni di carriera è stato in grado di infilare uno dopo l’altro così tanti successi: non uno dei pezzi in scaletta è un brano “minore”. Ferro ha voluto regalare un greatest hits anche sul palco ai suoi fan.

Guarda le foto del concerto di Tiziano Ferro a San Siro

Non è mai facile cantare in uno stadio ed è ancora più difficile farlo con un genere che non è il rock, perché necessariamente la dose di energia rischia di essere nettamente inferiore. Tiziano ha compensato con due strumenti, uno più “facile” e l’altro, semplicemente, da fuoriclasse. Da una parte con arrangiamenti molto ritmati e suonati da una band di altissimo livello. Dall’altra con una performance vocale davvero straordinaria, ricca di virtuosismi, ma soprattutto capace di rendere dal vivo ancora più convincenti canzoni che già in studio sono complicatissime. E questo è senza dubbio il suo merito più grande.

Pezzi come La differenza tra me e te, Sere nere e Indietro si susseguono senza sosta. La prima pausa arriva solo prima di Scivoli di nuovo, quando Tiziano legge la lettera di un fan (che il caso avrebbe voluto essergli arrivata sotto gli occhi proprio nel pomeriggio del concerto) le cui parole lo fanno commuovere e arrivano a rompergli quasi la voce mentre parla sulla passerella in mezzo allo stadio. Sono frasi di affetto e comprensione per una persona che prima di essere un artista è un ragazzo che ha saputo e voluto affrontare un percorso difficile senza nascondere nulla di sé a differenza di altri colleghi. La differenza tra Tiziano e tutti gli altri, appunto. A fine concerto, durante l’uscita per i bis, saranno invece le sue parole da essere visualizzate sui megaschermi per dire “Grazie” a tutte le persone che gli hanno voluto e gli vogliono bene. Compresi gli spettatori di San Siro, naturalmente.

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Non bisogna dimenticarsi poi degli schermi, che con i loro effetti tridimensionali meriterebbero ben più di una fugace menzione, non fosse che Tiziano canta così bene da riuscire a mantenere la musica al centro di tutto nonostante molte cose porterebbero quasi a distrarre l’attenzione, come lo splendido gioco di luci che crea una proiezione dello stesso Ferro a dieci metri di distanza da lui (piuttosto difficile da spiegare se non lo si è visto). Sul finale, compare anche una passerella rialzata che porta Tiziano a planare sopra le teste dei tanti che affollano il prato, mentre canta Non me lo so spiegare. La chiusura con Incanto certifica che anche i nuovi pezzi reggono il confronto con i classici.

A 35 anni Tiziano si dimostra l’artista italiano più internazionale (non solo) della sua generazione: merito di una freschezza compositiva che non ha eguali e di una vocalità che in uno stadio è raro saper gestire in maniera tanto sicura e precisa. Gli mancava forse solo dimostrare di saper stare su un palco tanto prestigioso ma anche difficile. C’è riuscito perfettamente. E se è vero che tutte le più grandi star mondiali della musica passate da San Siro ne sono rimaste profondamente colpite, allora è lecito affermare che chi conquista San Siro conquista non solo l’Italia, ma il mondo intero.

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