I Tokio Hotel sono cresciuti, ma hanno perso il loro spirito originario

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I Tokio Hotel tornano a Milano per l’unica data del Feel It All Tour, tra scenografie appariscenti e i numerosi cambi d’abito di Bill Kaulitz. La recensione del concerto del 17 marzo 2015. Foto di Stefano Galli

Fabrique, Milano, 17 marzo 2015.  Diventati famosi nel 2005 con l’album Schrei, i Tokio Hotel passarono il confine italiano con il brano Durch Den Monsun. Un successo che sembrava inarrestabile per la giovane band tedesca, alla ricerca di una dimensione da rockstar. Furono catapultati in un vortice di sold-out internazionali che forse non erano pronti a sostenere. Così, dopo dieci anni (e con tre dischi da cestinare e le tracce perse anche dagli adolescenti che cercavano  di imitarli in vesti e stile), i Tokio Hotel tornano con un disco, Kings of Suburbia, e un tour.

Avendo suonato per anni in arene e stadi, davanti ad adolescenti emo in lacrime, è curioso vederli approcciarsi a un pubblico comune da club. Eppure lo spettacolo è stato progettato come se dovessero vederlo ben più di 3mila persone. Ragazze di ogni età li acclamano, alcune hanno trascorso la notte fuori dal Fabrique e molte sono quelle che indossano braccialetti luminosi. Tutte sono in trepida attesa, le mani iniziano a battere e i piedi a muoversi nell’istante esatto in cui le luci si spengono. Dietro al tendone che copre il palco, Bill sfoggia un’armatura d’oro, occhiali da sole e mantello. La scenografia esplode sulle prime note di We Found Us e, dal palco, vengono proiettati laser che catapultano tutti a un elettro-rave di Berlino.

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I Tokio Hotel mostrano la loro nuova direzione musicale al pubblico italiano attraverso la contrapposizione di armonie ed emozioni. Da un lato ci sono Covered in Gold e Feel It All come portavoce di quei brani dal sapore elettronico di matrice musicale tedesca, che abbondano di partiture digitali ben udibili. Dall’altro lato della medaglia, troviamo Run Run Run e Rescue Me, brani intimisti nei quali l’assetto elettronico viene meno, le armonie si svuotano e Bill fatica nel mantenere un’intonazione regolare. Poco importa alle fan, che cantano senza sosta ogni singola nota dei Tokio Hotel. Tutte non attendono altro che Kings of Suburbia per vedere quali tra le teenager presenti siano state selezionate per cantare il brano con i loro beniamini. Screamin’, Stormy Weather e Masquerade corrono veloci. È già tempo degli encore e Durch Den Monsun viene cantata in un improbabile tedesco da tutti, senza batter ciglio. È proprio durante questo brano che si percepisce palpabilmente la differenza tra quelle che furono le armonie gotiche di un tempo e le nuove sonorità made in Los Angeles dei brani di Kings of Suburbia.

Al di là di alcune sbavature, i Tokio Hotel hanno progettato un live curato meticolosamente, tra i numerosi cambi d’abito di Bill Kaulitz e i giochi di luci colorate  di sicuro impatto. Un live che risulta fin troppo costruito, talvolta con decise derive nel trash (come la pistola a emissione di CO2 imbracciata da Bill). Il risultato finale lascia quella sensazione di un bellissimo spettacolo scenografico, privo però di quell’essenza pop-rock che i primi Tokio Hotel avevano dimostrato di possedere.

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