Gli U2 continuano a fare concerti degni della loro grande storia

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di Daniele Salomone
Foto di Francesco Prandoni

Torino, Pala Alpitour, 4 settembre 2015. Negli ultimi 15 anni ho sentito spesso Bono ripetere una frase: «Perché qualcuno dovrebbe voler ascoltare un altro album degli U2?». Una provocazione, perché di gente là fuori che vuole musica nuova da loro ce n’è sempre stata, ce n’è e ce ne sarà. Ma non solo. Per un gruppo che per due decenni (’80 e ’90) è stato il riferimento artistico globale numero uno, mantenere quella rilevanza è la sfida più grande. Puoi incontrare tutti i potenti della Terra che vuoi e vendere biglietti dei concerti a vagonate, ma quella voce dentro non smette di dirti se stai facendo davvero bene o se stai tirando avanti col mestiere. Bono quella vocina continua a sentirla.

Il leader degli U2 vuole che la sua band viva nel presente, se proprio non è più possibile nel futuro come una volta. Una sfida difficilissima, perché dopo quattro decenni l’urgenza di comunicare è probabile che s’indebolisca, perché gli anni sono 55 e sul palco una certa pesantezza si nota. In ogni caso, solo negli ultimi 12 mesi gli U2 hanno “consegnato” un disco gratuitamente – ha pagato Apple – a milioni di persone attraverso iTunes (innovando di fatto il sistema di diffusione della musica, che aveva già vissuto due rivoluzioni in un decennio), hanno annunciato di averne un altro già pronto e sono partiti per un lungo tour indoor dopo tantissimo tempo. Ed eccoli qui, dentro un palazzetto che tiene un quarto della gente che potrebbero radunare in uno stadio. Con una produzione sorprendente. Ancora una volta.

Il palco si sviluppa lungo tutto il parterre con una lunga passerella e un ledwall gigantesco appeso al soffitto che corre parallelo alle tribune laterali e diventa una specie di ponte su cui i membri della band camminano (finendo per interagire con i visual). Hanno girato la prospettiva, e non l’aveva mai fatto nessuno. Non è il mastodontico The Claw o il palco dei tour anni Novanta – del resto lo spazio è più piccolo – ma è bellissimo. Ancora una volta gli U2 riescono a stupirci, sbattendoci forte in faccia la loro voglia di essere una band “di adesso e non di una volta”, come ho sentito dire a un fan durante il concerto. Su questo fronte, è innegabile, non hanno perso il loro primato. Sono ancora un passo avanti.

Vorrei, ma non riesco a dire lo stesso della musica. Della nuova musica degli U2. Dei 25 brani in scaletta, 6 sono dell’ultimo album Songs Of InnocenceThe Miracle (of Joey Ramone) si salva perché con quel coro ha il tiro giusto per aprire un concerto. Ma tra Iris, Cedarwood Road, Song for Someone, Raised By Wolves e Every Breaking Wave funziona davvero bene solo quest’ultima, cantata nella versione voce e piano – lo suona naturalmente The Edge – che avevamo sentito da Fazio lo scorso autunno. Parlando di cose recenti, anche Ordinary Love in acustico fa una gran bella figura, a differenza di Invisible.

Il gap con il temutissimo – da Bono – passato è enorme. Forse suona banale, ma non so davvero con che altre parole dirlo. È la gente a sancirlo. Persino due pezzi minori e ultra-datati come Electric Co. e October hanno un peso specifico sull’emotività del concerto di molto superiore alle cose nuove. Ma non importa, perché poi ci sono canzoni-inno come Where The Streets Have No Nome e Pride (In The Name Of Love) che ti fanno ribollire il sangue come le ascoltassi per la prima volta. E non una persona può essere uscita scontenta dal concerto dopo aver cantato One in coro con gli altri 11.999 del Pala Alpitour, in un gigantesco sing-along che ha zittito Bono e commosso tutti. Da domani ricorderemo solo i brividi di questi momenti.

Bono se ne faccia una ragione. Per un fan degli U2 è più che sufficiente quel passato, così rilevante da renderli rilevanti anche oggi che di roba rilevante ne fanno molta meno. È capitato a tanti altri grandissimi prima – basti pensare agli Stones – e sta capitando anche a loro. È inevitabile e non è poi così male. Soprattutto se dal vivo continuano ad offrire spettacoli all’altezza di quel passato, come stasera.

Guarda le foto del concerto.

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