La rivincita di Vasco a Roma: è in grande forma e ha ancora voglia di stupire

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Vasco è tornato allo Stadio Olimpico di Roma dopo il concerto annullato nel 2011. Impatto potentissimo e voglia di ricominciare, queste le chiavi di lettura di in un concerto molto intenso. Ecco recensione dello show. Foto di Roberto Panucci.

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Stadio Olimpico, Roma, 26 giugno 2014. Non dev’essere semplice riuscire a stupire ogni volta un pubblico così numeroso ed eterogeneo come quello di Vasco Rossi: ogni aspetto va curato nei minimi dettagli, ogni movimento deve essere quello giusto pur rimanendo spontaneo e la scaletta va calibrata perfettamente per ottenere il giusto equilibrio tra hit impossibili da escludere e chicche per far impazzire chi ti segue dai primi anni ottanta. Un compito che Vasco anche quest’anno decide di prendersi sulle spalle col consueto mix di spavalderia e fragilità che ne caratterizza da sempre vita e carriera.

È in grande spolvero il Blasco che sale per la seconda sera consecutiva sul palco dello Stadio Olimpico di Roma. Nei suoi occhi si legge ancora la voglia di rivincita legata ai drammatici eventi seguiti all’ultima volta che suonò in questo luogo, ovvero i due anni più complicati della sua vita personale. Molta curiosità circondava i primi show del 2014, in particolare per via della nuova band del rocker emiliano, orfana dello storico Maurizio Solieri e di Matt Laug, anch’egli ormai considerato un membro stabile da parte dello zoccolo duro dei fan.

Guarda le foto del concerto.

I dubbi vengono tuttavia fugati nel giro di pochi minuti, tanto che già il sontuoso intro studiato apposta per questa nuova serie di concerti fa intendere che la tanto pubblicizzata “svolta metal” del gruppo è cosa molto seria e non una semplice trovata pubblicitaria. Partiamo proprio dal suono: l’ingresso del batterista degli Evanescence Will Hunt e di Vince Pastano ha portato una ventata di energia inimmaginabile, tanto che molto spesso nel corso della serata la sensazione è quella di trovarsi di fronte ad un ibrido sonoro a metà tra i Metallica e una band di metal sinfonico. L’addio di Solieri ha lasciato la band orfana di quel tocco blues rock di stampo settantiano che era un po’ il suo marchio di fabbrica, ma va detto che anche i fan di vecchissima data sembrano aver apprezzato non poco le scelte volute in primis dallo storico produttore Guido Elmi.

Fin dall’inizio, l’impressione è che il rocker di Zocca voglia dimostrare a tutti che in Italia chiunque possa improvvisarsi artista, ma quando si parla di Rock le cose sono sempre molto chiare: nessuno è come lui e nessuno lo sarà mai. Una partenza così tirata, in effetti, non si vedeva da tempo immemore: Gli spari sopra sveglia immediatamente un pubblico che pensava di impiegare un po’ più di tempo a scaldare i motori, mentre Muoviti, rispolverata dopo diverso tempo, è la prima vera chicca della serata e lascia attoniti molti di quelli che pensavano che certi brani appartenessero ormai al passato remoto. Come in parte anticipato nelle scorse settimane, stando sempre molto attento a non svelare mai nessuna delle sorprese tenute in serbo per il suo popolo, la riesumazione di canzoni dimenticate da anni prosegue un po’ per tutta la durata del concerto, alternata a tutti quei classici più o meno recenti che mai potrebbero mancare ad un suo show.

Si passa così con grande stupore da brani come Vivere non è facile a La strega, che fa letteralmente esplodere l’Olimpico e che qualcuno tra i più giovani fa perfino fatica a riconoscere, passando poi per i nuovi brani, sui quali spicca senza dubbio Dannate nuvole, già un classico. Difficile scegliere, ma forse questa volta il premio per la canzone più sorprendente va a Sballi ravvicinati del terzo tipo, che si dimostra ancora di un’attualità incredibile a tanti anni di distanza, un po’ come Asilo Republic, degna di nota anche per il tributo a Freak Antoni degli Skiantos e al suo 1, 2, 6, 9 che dava il via ad Eptadone: l’omaggio migliore fatto al grande Freak dal giorno della sua scomparsa. Tanta l’amarezza, come di consueto, ma altrettanta la voglia di guardare al futuro e di ricominciare da capo che da sempre caratterizza l’altra faccia della medaglia della poetica di Vasco. Indistruttibile.

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