Vasco Rossi a Torino, musica per liberarsi da ogni male

Vasco Torino 2013 recensione

Vasco Rossi torna negli stadi per il Live Kom 013 con un concerto intenso ed energico che dimostra quanto sia in forma. Pioggia intensa e pubblico calorosissimo per un ritorno in grande stile. Ecco la nostra recensione.

Stadio Olimpico, Torino, 9 giugno 2013. È tornato ed è in gran forma. E tanto potrebbe bastare per chi lo conosce. Se qualcuno aveva ancora dei dubbi, può stare tranquillo. Vasco si è ripreso il suo palco e non solo sta bene, sta molto meglio di due anni fa, quando il Live Kom Tour era stato «interrotto per cause di forza maggiore». Il discorso troncato a metà nel 2011 sembra però non essersi mai fermato. Lui è lì, senza occhiali, a guardare negli occhi uno e tutti i suoi fan. E il suo popolo, sotto una pioggia battente, non retrocede di un metro. Canta ogni verso di ogni canzone. Vecchie e nuove allo stesso modo.

L’emozione prima dell’inizio del concerto è nell’aria: sarà cambiato qualcosa? La risposta è semplice: nulla. Si sente quanto al Blasco sia mancato quel confronto con i fan che i clippini potevano solo placare. Come se avesse un bisogno quasi fisico di cantare di nuovo in uno stadio. La sua dimensione da vent’anni è questa e in Italia forse non c’è nessun altro in grado di trasmettere le stesse emozioni in un concerto di queste dimensioni. Perché Vasco ha qualcosa in più degli altri. Il carisma. Quel modo di stare sul palco, scanzonato e autoironico, non ce l’ha nessun altro. Quel non prendersi troppo sul serio, ma cantare ogni singola nota con maledetta serietà e attenzione. Perché la voce c’è, ed è quella di sempre. Al più, in quasi due ore e mezza di concerto, sbaglia un paio di parole. Ma neppure una nota.

Il Komandante attacca con L’uomo più semplice, l’ultimo singolo, e prosegue con altre quattro canzoni pescate da Vivere o niente, prima di uscire per lasciare spazio alla band. Sul palco, al suo fianco ci sono i due chitarristi Maurizio Solieri e Stef Burns e il bassista Claudio «Gallo» Golinelli, che potete vedere anche nelle foto dello show. Appena dietro batteria, tastiere e cori. Il Blasco rientra dopo poco per Domenica lunatica del 1989, prima di Come stai e di Quanti anni hai. Nella scaletta arriva poi il momento di Siamo soli, che emoziona tutto il pubblico dell’Olimpico di Torino. «Siamo qui, siamo vivi», urla con rabbia Vasco. È davvero tornato. Ed è allora che avviene uno di quei momenti che solo chi ha vissuto un concerto rock può capire. La musica è una catarsi per liberarsi di ogni male. Di ogni batterio killer o infezione che ha provato a metterti al tappeto.

Arriva il turno di Ogni volta, poi Manifesto futurista e una nuova pausa di alcuni minuti per lasciare spazio ai soli della band. Quando rientra, il cantante di Zocca pesca dal passato e fa risplendere tre gemme (C’è chi dice no, Gli spari sopra, Stupendo), prima del grande regalo. «Questa è una canzone che ho scritto tanto tempo fa a 15 anni, o forse l’ho scritta da poco ma ho ancora 15 anni adesso». E attacca con Non l’hai mica capito. Tutto lo stadio canta, come sempre, ma ancora più di prima. È il momento clou del concerto. Tocca a Eh già e quando Vasco urla «Io sono ancora qua» le luci illuminano lo stadio che esulta. C’è da scommettere che a qualche fan sia scappata una lacrima. Bellissimo poi il medley (Rewind, Gioca con me, Delusa, Mi si escludeva, Asilo Republic) con due giochi di parole che mutano il testo. «Chissà com’è orgoglioso di te il tuo papi», intona il Blasco al posto di «papà» durante Delusa e poi accenna a Emilio Fede.

Il pubblico non si accorge più dell’acqua che scende e neppure Vasco. Non si risparmia e si bagna camminando sul palco e sulla pedana che si infila in mezzo al prato e tra i fan. Ormai è chiaro a tutti. Non c’è da temere: Vasco è in grande forma. Ogni canzone è cantata come una sola voce da tutto lo stadio fino alla chiusura con i due grandi classici Vita spericolata (con dedica a Massimo Riva, il chitarrista morto di overdose nel 1999) e Albachiara. Il Blasco si congeda con un arrivederci che non è solo riferito ai prossimi sei concerti (tre ancora a Torino, altri tre a Bologna), ma è una promessa perché sa di essere di nuovo in pista. Il primo show dell’Olimpico lo ha dimostrato a tutti e a Vasco stesso per primo. Perché una cosa è sapere di stare finalmente bene, un’altra è sentire l’affetto del pubblico.

Una serata perfetta per il Komandante e i suoi fan, con due pecche però. Troppe le uscite dal palco tra una canzone e l’altra, anche se la lunga assenza e la degenza probabilmente hanno tolto molte energie al rocker. Resta poi la sensazione di un concerto curato fino al minimo dettaglio, come giusto per uno show di questo livello, ma quasi all’eccesso, senza il minimo spazio lasciato all’improvvisazione. Senza insomma la libertà di uscire dagli schemi prestabiliti che è l’anima stessa del rock. Ci sarà tempo per limare anche questo. Intanto godiamoci il ritorno del Blasco.

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