I Verdena sono la migliore (alternative) rock band italiana

Foto-Concerto-Verdena-Milano-2-Marzo-2015

Concerto sold out a Milano per la band bergamasca. I Verdena propongono uno spettacolo intenso, ma con qualche calo di tensione. La recensione della serata del 2 marzo 2015. Foto di Elena Di Vincenzo

Alcatraz, Milano, 2 marzo 2015. Sarà pure scontato dirlo, ma vedere l’Alcatraz esaurito per una band italiana che concede poco o nulla alle ragioni della classifica o del successo a tutti i costi è sempre un bello spettacolo. A riconferma del buon gusto musicale che contraddistingue i tre bergamaschi, ecco i pregevoli Jennifer Gentle come supporto (purtroppo alle 20.30), alfieri della psichedelia made in Italy e da sempre compagni di viaggio dei Verdena. A riconferma della mia scarsa puntualità, invece, riesco a godermeli solo per un paio di pezzi prima che i tecnici mettano a punto il palco per il vero spettacolo della serata – senza nulla togliere a Fasolo e compagni, sia ben chiaro.

Sono da poco passate le nove e mezza e si parte con Ho una fissa, seguita da Un po’ esageri e Sci desertico, tripletta che omaggia alla grande il nuovissimo disco, Endkadenz vol.1. La prima impressione è che, come al solito, l’alchimia tra i fratelli Ferrari e Roberta Sammarelli (come negli scorsi tour, c’è anche un quarto elemento che si divide tra chitarra e tastiere) funzioni benissimo. Non potrebbe essere altrimenti, vista la quantità di ore passata a provare, sperimentare e incidere nel loro studio personale. E la caratura dei Verdena è ormai il solido punto di partenza per uno spettacolo live che si rivelerà estremamente compatto seppur con qualche caduta d’intensità.

Al di là di un paio di false partenze e di qualche scatto di nervosismo di troppo di Alberto Ferrari, infastidito probabilmente da problemi tecnici sul palco, lo show fila liscio e alterna hit tipicamente alla Verdena (quel mix di grunge, Motorpsycho, rock’n’roll e ritornelli killer che conosciamo bene) come Scegli me, Muori delay e Valvonauta, con momenti più rilassati e dominati dal pianoforte. Proprio questi ultimi sono la vera sorpresa del concerto – che durerà oltre due ore -, calibrati ed efficaci, ottimi per variare l’atmosfera ed esempi perfetti del talento compositivo dei tre.

L’apice si raggiunge, oltre che con le canzoni citate poco sopra, con Caños, Attonito e Inno del perdersi, prima che la dilatata Rilievo chiuda la prima parte della scaletta. Giusto il tempo di una birra e i quattro ripartono all’arrembaggio con un filotto perfetto: Nevischio, Razzi arpia inferno e fiamme (con Roberta al pianoforte), Luna, Ovunque, Don Calisto e Funeralus. Orecchie che fischiano, banchetto del merch preso d’assalto, grandi sorrisi e magliette sudate. La migliore (alternative) rock band d’Italia.

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