White Lies a Milano, le vere protagoniste sono le canzoni

Recensione concerto White Lies Milano 16 novembre 2013

Sono le canzoni ad essere protagoniste del concerto di Milano dei White Lies, in tour in occasione dell’ultimo album Big Tv. La recensione.

Magazzini Generali, Milano, 16 novembre 2013. Vedere dal vivo i White Lies è il modo giusto per allontanare, una volta per tutte, gli ingombranti paragoni che si portano dietro sin dal loro esordio nel 2009, quando venivano accreditati tra gli sgomitanti eredi dei Joy Division. Certo che i tre inglesi arrivano da quelle sonorità, come gran parte delle band cresciute musicalmente con il post-punk, e l’imprinting stilistico è tanto evidente quanto prevedibile. Ma ciò che li divide senza possibilità di appello è una sostanziale differenza di intenti. Se la band di Ian Curtis si concentrava sulle tormentate interiorità del frontman, lo sguardo di Charles Cave si apre su tutta una gamma di situazioni e personaggi con la cura di uno storyteller. E se anche le due band condividono il gusto per certe atmosfere gotiche e oscure – un titolo come Death non lascia dubbi – le sensazioni infine trasmesse sono molto diverse, e quando si esce da un concerto dei White Lies ci si sente rinfrancati e rafforzati più che turbati. Questo non vuol dire che il pubblico di riferimento non sia lo stesso, anche perché gli orfani di Curtis apprezzano di sicuro la voce profonda di Harry McVeigh, le ritmiche serrate e l’approccio essenziale che la band ha sul palco.

Il concerto inizia più che puntuale alle 8 e trenta, sarà che è sabato sera e ad una certa è meglio lasciare milanesi e forestieri alle loro occupazioni festaiole, infatti alle dieci meno dieci è già finito tutto. Fatto sta che calcolo male i tempi, arrivo un po’ in ritardo e mi mangio le mani perché così mi perdo l’attacco con la doppietta To Lose My Life-There Goes Our Love Again che di fatto sancisce la continuità tra l’ultimo disco Big Tv e i precedenti. La scaletta dedica alle canzoni dell’ultimo album meno spazio di quanto avessi immaginato alternandole ad un’ampia scelta dei brani più vecchi. Fortunatamente bastano pochi attimi per annegare nel mare di synth di McVeigh e nelle ritmiche trascinanti di Charles Cave e Jack Lawrence-Brown. Le canzoni si susseguono veloci, negli intermezzi il frontman si rivolge al pubblico che riempie i Magazzini Generali spendendo spesso parole per la presentazione dei brani. Ecco quello che intendevo prima, ad essere protagoniste sono senza dubbio le storie raccontate dalle canzoni. La voce di Harry è profonda e precisa, senza una sbavatura, e viene messa in assoluto primo piano rispetto agli altri strumenti, contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare da una band dichiaratamente rock. Per i White Lies la cosa più importante è che al pubblico arrivino le canzoni, e infatti le emozioni non sono trasmesse tanto dalle chitarre e dalla massiccia batteria – che invero sembra tirare indietro in molti pezzi – quanto dai ritornelli da cantare a voce aperta come se si fosse in uno stadio.

Anche i giochi di luci sembrano pensati per location molto più ampie dei Magazzini Generali, ed è probabile che questa sia una delle tappe più piccole per una band che altrove ha tutta un’altra statura. Lo dimostrano anche le casse della strumentazione che, accatastate dietro al mixer, occupano molto più spazio del consueto. Sul palco la band è precisa ed educata, alterna uno dopo l’atro i suoi brani fino alla fine, quando trova anche il tempo per una cover (I Would Die For You) perfettamente calata nelle proprie sonorità, prima di chiudere con First Time Caller e il singolone Death. Encore da manuale (Big Tv e Bigger Than Us) e tutti a casa, liberi di tornare ognuno al proprio sabato sera.

Altri articoli su questo concerto

Commenti

Commenti

Condivisioni