A Reggio Emilia i Wolfmother si sono portati a casa l’ennesimo meritatissimo trionfo

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di Luca Garrò
Foto di Ivan Elmi

Festareggio, Reggio Emilia, 24 agosto 2016. C’è poco da fare: è davvero difficile non volere bene a uno come Andrew Stockdale. E dire che il leader dei Wolfmother ha fama di essere un personaggio non proprio alla mano, il classico padre padrone del rock come se ne erano visti parecchi fino alla fine degli anni Ottanta. Interviste saltate di continuo, album rimandati, musicisti cacciati in malo modo: fino ad oggi non si è fatto mancare nulla, però è riuscito a sopravvivere alle sue stesse follie e a superare indenne i dieci anni di carriera.

Gli si vuole così bene proprio perché, insieme ad un revival rock che è ancora una delle cose migliori che si possano trovare sulla piazza, Stockdale ha riportato in questo circo un po’ di sana attitudine rock ‘n’ roll, a metà tra l’odioso e l’assolutamente esaltante, in grado di essere il classico valore aggiunto ad una manciata di pezzi ormai diventati dei classici (per lo meno del nuovo millennio). Per altro, il suo ritorno in Italia a pochi mesi dall’ultima venuta ha confermato quello che chiunque ami questo genere ha ben chiaro fin dai tempi del loro primo concerto allo storico Rolling Stone di Milano di dieci anni fa: pochissime band di nuova generazione possiedono la capacità compositiva del nostro, che unisce un talento incredibile nel creare melodie accattivanti ad un amore viscerale per tutto quello che è stato inciso tra il ’67 e l’arrivo del punk (con la doverosa aggiunta dei Guns N’ Roses di dieci anni dopo).

Non solo: il tour mondiale in corso sta anche ricordando a tutti che con Victoriuos i Wolfmother sono tornati a fare maledettamente bene ciò che un bizzarro album solista dello stesso Stockdale e un terzo disco fallimentare avevano rischiato di far naufragare per sempre. Inutile soffermarsi sui cambi di line up continui: la formazione non è mai stata la stessa per due album consecutivi, senza che nessun fan reclamasse il ritorno di un solo membro della band. Segno che anche gli estimatori più accaniti hanno compreso perfettamente quanto questo gruppo si regga esclusivamente sulle intuizioni e sulla genialità del proprio leader: quando la sua vena gira per il verso giusto, allora tutto va come deve andare.

E tutto è andato davvero alla perfezione a FestaReggio, manifestazione che ha luogo a Campovolo e che rivitalizza un mese d’agosto davvero povero di eventi live di rilievo. È chiaro, i numeri di Ligabue sono ben altri, ma tanto nessuno pensava di raggiungere certi livelli. L’atmosfera che si respira, tuttavia, è quella dei grandi eventi e la sensazione è che la kermesse possa diventare un punto di riferimento costante per gli amanti della buona musica. Alla band, in ogni caso, piace vincere facile: iniziare il concerto con una serie di hit a metà tra psichedelia e hard rock come Dimension, New Moon Rising e Woman è una scelta tanto paracula quanto vincente, che indirizza la serata verso l’inevitabile trionfo. Non può mancare un sentito pensiero rivolto alle vittime del terribile terremoto che ha colpito il centro Italia: la versione di White Unicorn che ne segue è di quelle che non si dimenticano facilmente. Alla fine viene da pensare che forse non è un caso che un altro celebre folle del rock, Axl Rose, abbia scelto proprio i Wolfmother per aprire alcune delle date del tour di reunion dei Guns.

Le foto del concerto

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