Woodkid a Villa Arconati, energia ed eleganza

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Il vulcanico musicista, regista e compositore francese Yoann Lemoine, è tornato in Italia con il progetto Woodkid. Ecco la recensione del concerto di Villa Arconati (Milano) del 24 luglio 2013.

A giudicare dall’aspetto, dal timbro vocale e dalla compostezza dei suoi gesti non lo diresti mai, ma Yoann Lemoine aka Woodkid è un vulcano. Il trentenne nato a Lione è un artista moderno e dinamico, a 360 gradi; uno che quando decide di impegnarsi le cose le fa bene, e guarda caso i risultati non tardano ad arrivare. Fare musica però non è da tutti, e quando registri il tuo primo Ep alla veneranda età di 28 anni qualche dubbio potrebbe affiorare, soprattutto per quanto concerne le tue prestazioni dal vivo. E invece lo spettacolo al quale abbiamo assistito ieri sera a Villa Arconati non ha proprio niente da invidiare a quello offerto da musicisti ben più rinomati (e rodati).

Quando alle 22.00 si spengono le luci, sul palco appaiono sette personaggi: a destra c’è la sezione fiati composta da tre elementi, la parte sinistra è occupata da un tastierista e un addetto al campionatore, mentre in mezzo ci sono due percussionisti – tutti rigorosamente in maglietta nera. Dopo una cinematica intro strumentale, ecco che entra in scena lui: cappellino e barba, una t-shirt e un paio di calzoncini corti, movenze hip-hop composte. E soprattutto, quella voce. Una voce che non ha bisogno di effetti per convincere, di un’eleganza e di un garbo assolutamente particolari. Per dirlo con le parole del mio amico Graziano – attentissimo osservatore – “Questo ti tromba con la voce”. Sembrerà assurdo, ma il video-maker di nota non ne sbaglia neanche una. E tra una canzone e l’altra dialoga con il pubblico conservando una flemma inverosimilmente naturale.

Di tanto in tanto Woodkid percorre lentamente una linea retta che si sviluppa in profondità partendo dal microfono nella direzione del telo sullo sfondo che ospita proiezioni di contorno; ci dà le spalle e lascia suonare la band, poi torna al centro del palco e riprende a cantare. Ci dice che questa sera canterà più o meno tutto l’album (The Golden Age), e la prima parte dello show si assesta su ritmi lenti ed esplora il lato più romantico della sua musica. A un certo punto chiede se ci sono ragazze nel pubblico, e loro si fanno sentire. Poi chiede se ci sono ragazzi, e anche loro rispondono per le rime. Dopo avere sorseggiato un po’ d’acqua, con la sua imperturbabile calma sfodera la seguente frase: “Boys, I’ve got a message for you. I love you”. Anche questo è Woodkid.

Più tardi Yoann si scusa con la parte femminile del pubblico, e confessa di amare anche loro. E più tardi il live si fa anche più concitato, con un impetuoso crescendo che termina sulle note di Conquest Of Spaces e The Great Escape. Gli schemi saltano: anche lui si lascia andare a qualche balletto, trasgredisce la regola della linea retta e si muove lungo tutto il palcoscenico, arriva addirittura a toccare note molto alte (cosa che non gli si addice, infatti non lo fa di frequente). In tutto questo la coordinazione tra musica, luci e filmati è semplicemente perfetta. Dopo un’ora si raggiunge il climax, e proprio quando ne vorresti di più lui saluta, ringrazia e se ne va. Ovviamente il pubblico non è d’accordo, e lo chiama a gran voce. Quando rientra per il bis (l’indovinatissima Run Boy Run), si crea il delirio, soprattutto grazie all’ideona di fare salire sul palco buona parte degli spettatori (una nuova moda, a quanto pare). Finisce quindi così – con un centinaio di persone sul palco e il piccolo Woodkid che ringrazia al microfono nascosto da qualche parte là dietro – uno show fresco e ottimamente prodotto.

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