ZZ Top ricordano a tutti come si suona l’hard blues. Grande serata all’Alfa Romeo City Sound

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La storica band texana ZZ Top torna in Italia e ricorda a tutti come si suonano Rock ‘n’ Roll e hard blues. Serata da incorniciare all’Alfa Romeo City Sound di Milano. La recensione del concerto del 30 giugno 2014. Foto di Francesco Prandoni

Ippodromo del Galoppo Alfa Romeo City Sound, Milano, 30 Giugno 2014. A distanza di quattro anni dall’ultima apparizione in Italia nella compianta location estiva nel castello di Vigevano, la longeva band texana degli ZZ Top ritorna roboante a far vibrare stomaco e cervello dei numerosi seguaci in una fresca serata d’estate. Questa volta il luogo prescelto è l’ormai consueto e accogliente Ippodromo per l’Alfa Romeo City Sound, il principale appuntamento estivo dei concerti meneghini (Stadio di San Siro escluso ovviamente) , che perde in fascino e suggestione, ma guadagna in brillantezza di suono e moderato volume.

Orfani purtroppo di una spalla di lusso, visto il recente forfait di Jeff Beck, atteso in apertura, gli ZZ Top sfoderano un robusto show, molto simile a quello visto anni fa, dove propongono tutto il  meglio della loro discografia in poco più di un’ora e mezza di concerto. Annunciato da una splendida ragazza bionda in video, il trio di Houston parte forte con Got Me Under Pressure e Waitin’ For The Bus che scaldano subito il numeroso pubblico accorso. Il look è quello che fin dagli esordi ne ha decretato il successo: completo nero, occhiali scuri e cappello in testa fanno da contorno alle ormai leggendarie lunghissime barbe che nel tempo non sembrano scalfirsi.

Il primo grande sussulto è nell’ esecuzione di Gimme All Your Lovin’, uno dei migliori pezzi della serata, dove la Gibson rossa di Billy Gibbons, affianca senza freni il ritmo incalzante del basso di Dusty Hill. La roca voce di Billy non è sempre impeccabile (come la performance un po’ fiacca di Frank Beard alla batteria), ma lo stile ineguagliabile della band e soprattutto il loro singolare modo di stare sul palco, fra caratteristici balletti e smorfie ammiccanti, rendono  il concerto ancora coinvolgente e divertente.

Osannato fra i brani in scaletta  l’omaggio a due grandi miti della musica nera in un altro momento significativo della serata: un’infuocata Foxy Lady, con tanto di dedica fotografica a «God Jimi», e una splendida versione di un classico come Catfish Blues, ripreso nella versione sofferta di Muddy Waters. Gibbons e Hill sembrano ancora divertirsi e il loro entusiasmo contamina soprattutto le prime file che senza sosta invocano il loro nome. Chiudono la prima parte dello show due ottime esecuzioni: Sharp Dressed Men, uno dei loro maggiori successi, e Legs eseguita con una spettacolare accoppiata di basso e chitarra ricoperti interamente di pelo bianco, con tanto di pick up color oro. Nei bis in scaletta spiccano inoltre una delle migliori versioni live di La Grange e la storica e inossidabile Tush.

Quando si pensa che tutto sia finito, i tre rocker si ripresentano sul palco eseguendo un’inaspettata Jailhouse Rock, cantata ruvidamente da Hill che benedice il pubblico nel nome del Rock ‘n’ Roll. Da quel momento le numerose Harley Davidson parcheggiate nei dintorni possono tornare a riaccendersi e riprendere a percorrere le strade per il ritorno: per una sera la sella e le ruote sono piacevolmente impolverate di buon vecchio hard blues.

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