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30 Seconds To Mars Love, Lust, Faith + Dreams recensione

30 Seconds To Mars Love Lust Faith Dreams recensione30 Seconds To Mars
Love, Lust, Faith + Dreams
(Universal Music) 

Jared Leto ha parlato di questo nuovo disco come di un nuovo inizio, un album in cui tutto viene rimesso i discussione. È un’esagerazione, la sostanza dei 30 Seconds To Mars non cambia, ma è anche vero che in questo nuovo Love, Lust, Faith + Dreams, i tre di Los Angeles si sono permessi di alternare al loro rassicurante rock da stadio qualche divagazione più inusuale.

Il disco è diviso in quattro parti, tante quante le parole del titolo, scandite di volta in volta da una voce femminile. La prima, “Love”, è composta dai soli primi due brani; Birth introduce all’ascolto con il suo epico incedere cinematografico, mentre Conquistator ci ricorda subito quel’è lo stile del gruppo. Anche la sezione seguente, “Lust”, smentisce le dichiarazioni del frontman, infilando in rapida sucessione tre canzoni che distano esattamente 30 secondi da marte. Nel primo singolo Up In The Air, una leggera intenzione elettronica e cori furbetti reggono il ritornello che mostra tutta la potenza vocale di Leto, seguono City Of Angels, e The Race, che si distingue per il bell’arrangiamento di violini e la grande potenza di fuoco.

Con End Of All Days arriva la prima sorpresa: il pezzo cresce bene su suoni e ritmiche elettronici, si sviluppa senza urgenza ma con emozione e termina al suo apice prima di diventare banale. La ripetizione del refrain «all we need is faith» anticipa virtualmente la parte chiamata appunto “Faith”, non prima di un breve outro elettronico. Anche qui troviamo pezzi più epici (Do Or Die) e un intermezzo strumentale, non ispiratissimo ma che aiuta comunque a mantenere viva l’attenzione, fino alla quarta e ultima parte “Dreams” e a Northern Light, forse l’apice emotivo dell’album, che si sviluppa intensamente tra violini cinematografici e batteria marziale.

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