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Alanis Morissette Havoc And Bright Lights

Alanis Morissette Havoc And Bright Lights recensioneAlanis Morissette
Havoc And Bright Lights
(Collective Sounds)

A volte staccare la spina e dedicarsi a se stessi è il miglior modo per ricaricare le batterie. L’ultimo album di Alanis Morissette risaliva ormai a quattro anni fa. Poi qualche esperienza di recitazione ma soprattutto il matrimonio con il rapper Mario “MC Souleye” Treadway e la nascita della prima figlia, Ever Imre. Un momento personale di grazia che per Alanis, abituata a dare il meglio di sé quando si tratta di trasformare in musica la rabbia, poteva far temere un eccessivo imborghesimento. E invece nel 2012 Alanis è ancora pronta a scatenare il caos con Havoc And Bright Lights. Al suo fianco c’è di nuovo il produttore-autore Guy Sigsworth, con cui aveva collaborato nel precedente Flavors Of Entanglement. La sintonia tra i due si è affinata generando un felice punto di equilibrio tra attitudine rock e arrangiamenti moderni. Elettronica, loop e beat sintetici si sposano così a chitarre taglienti senza pestarsi i piedi in brani che hanno il loro punto di forza in cori trascinanti e contagiosi. Che si tratti di atmosfere gioiose (il singolo apripista Guardian, Empathy) o più darkeggianti (Celebrity, Spiral), in Havoc And Bright Lights torna quella caratteristica alternanza tra momenti intimi e improvvise esplosioni di energia che hanno fatto la fortuna della prima Alanis. Una cornice musicale adeguata a testi che trattano con piglio arguto e profondità i temi che più stanno a cuore alla Morissette, dalla spiritualità alla politica, in un continuo passaggio tra micro e macrocosmo. I tempi del successo di Jagged Little Pill non torneranno più, ma avere ritrovato una rocker di razza è già molto.

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