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Andrea Nardinocchi Il momento perfetto recensione

Andrea Nardinocchi Il momento perfetto recensioneAndrea Nardinocchi
Il momento perfetto
(Emi Music Italy) 

A cavallo tra il 2001 e il 2002 succede una cosa un particolare. Nelle selezioni dei dj di tutta Italia, accanto ai pezzi rap e R&B del momento – per esempio Family Affair di Mary J. Blige o Survivor delle Destiny’s Child – compare un brano italiano, che però non stona affatto in mezzo alle miliardarie produzioni americane: è Xdono di Tiziano Ferro. Il grande merito del cantautore di Latina è quello di declinare la musica italiana in un contesto allora moderno, e riuscire a risultare credibile anche al fianco di colossi intoccabili del calibro di Dr. Dre o Timbaland. Ecco, in questo senso Andrea Nardinocchi – classe 1986 – ottiene oggi lo stesso risultato di Tiziano dieci anni fa; ma i tempi cambiano, e con essi i riferimenti musicali.

Lo sguardo di Andrea è rivolto verso le produzioni elettroniche attuali che mischiano soul e dubstep elegante, pulizia e polvere, naturalezza e artificio. Il singolo Un posto per me è il perfetto compendio della visione musicale di Nardinocchi: melodia pura (decisamente all’italiana) arrangiata seguendo regole che appartengono a una cultura musicale in teoria lontanissima dalla nostra. Con la ricerca sonora, il modenese prende di forza una canzone e la pianta in un contesto totalmente differente da quello che ci si aspetterebbe, allineandola così a ciò che ci ostiniamo a chiamare Futuro, ma che in realtà non è altro che il Presente. Un presente in cui capita che un ventunenne inglese interpreti Limit To Your Love di Feist con una capacità espressiva pazzesca, aggiungendo poi alla voce sofferta e al piano misurato un sub che fa tremare i muri e un disegno minimale di batteria elettronica ultracompressa. Il ragazzo in questione si chiama James Blake, e in questo campo è uno dei Re. Figlia della sua lezione è senza dubbio Amare qualcuno: onde lente, tono scuro, riverberi a profusione e quel rumore di vinile distrutto che diventa percussione, che da carta da parati si trasforma in muro portante, sostegno imprescindibile del pezzo. E una dolcezza intensa e non banale, che tiene le distanze dalle smancerie tipiche della canzone italiana. L’arrangiamento è un po’ più pieno rispetto alle produzioni targate Blake, ma l’intenzione è la stessa e l’obiettivo viene centrato in pieno.

Così anche Bisogno Di Te, mentre il suono si apre molto di più in Non mi lascio stare e Come stai: via libera a filtri aperti, synth graffianti e perfino a qualche assolo di chitarra convinto. Lo swing di Con uno sguardo alleggerisce l’atmosfera con gustose armonizzazioni vocali basate su variazioni di pitch, mentre il duetto con Marracash (Tu sei pazzo) strizza l’occhio al fancazzismo targato Crookers, con linee di basso fangose e effetti vocali a profusione. Ci sono poi degli episodi pop: Le pareti, pers insieme e in parte Storia impossibile contano su arrangiamenti più composti, ma rimangono degne dimostrazioni di capacità compositiva.

Che ci sia anche un po’ di furbizia o di mestiere è del tutto legittimo, altrimenti farsi notare diventa impossibile. Sanremo incombe e la curiosità di assistere all’esibizione di Nardinocchi su quel palco (maledetto?) aumenta; Comunque vada, la vera missione di Andrea – dare alla luce un album che coniuga belle canzoni e forma estetica moderna (nel senso internazionale del termine) come Il momento perfetto – è stata portata a termine con successo.

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