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Antonio Maggio Nonostante tutto recensione

Antonio Maggio nonostante tutto recensioneAntonio Maggio
Nonostante tutto
(Universal) 

Per chi lo avesse conosciuto sul palco di Sanremo, con Mi servirebbe sapere, brano con cui ha vinto la kermesse con buona pace di pubblico e critica, è assolutamente riconoscibile. Nel suo primo disco da solista, Nonostante tutto, uscito il 12 febbraio, Antonio Maggio ripropone la stessa originale ironia, testuale e musicale, mostrata su quel palco. Forse è questo che lo rende oggettivamente diverso dal parterre cantautoriale del momento. Dieci brani, interamente scritti dall’artista, legati da una freschezza creativa quasi mai scontata, dalla penna accattivante di quella che ha tutte le carte per essere considerata una giovane promessa della canzone nostrana e dalle moderne sonorità elettro-pop. Queste ultime, chiaro fil-rouge dell’intero lavoro.

A partire dalla positività di Nonostante tutto (“Voglio solo illudermi che va tutto bene”), una costante di gran parte del disco, passando per la già conosciuta Mi servirebbe sapere, sempre gradevole, Maggio dimostra una proprietà di linguaggio spassosa e ricercata.

La lieve caduta di Sotto la neve che, per testo, musica ed emozioni lascia un po’ di quel retrogusto da talent-show, pregno di una malinconia post-adolescenziale banalotta e troppe volte sentita (così come il paragone con la neve), lascia subito spazio alla frizzante Doretta mia, che riaccende la vena più ironica e ricercata del cantautore con cui richiama immagini insolite come quella di una “frittura di calamari a letto”. Ritmo saltellante e, sebbene l’argomento sia assolutamente canonico nel raccontare una Doretta qualsiasi capace di salvarti dal buio e farti tornare il sorriso, un’inclinazione sempre spiritosa tale da rendere anche un argomento tanto visitato, a suo modo inesplorato. Così come in Figli maschi, dove la luce spenta o accesa può diventare motivo di incompatibilità sessuale (“mal comune non fa gaudio […] il giusto compromesso forse è un cero, in modo da trovarci a metà strada, ma quando l’hai promesso io non c’ero, che fastidio! Questo stato mi degrada).

Inconsolabile, meno spiritosa, lascia spazio a un ritmo più serio, provocante e deciso, così come l’argomento: il risveglio in solitudine dopo una notte d’amore, rievocata dal profumo della camicetta abbandonata sul luogo dall’amante. Così come Parigi, che seppur dal titolo suggerirebbe un richiamo contiano, è la storia, durata troppo poco, della passione con una prostituta e della rabbia di quest’ultima per essere stata illusa.

Per fare un rapido bilancio Maggio risulta più accattivante quando si lascia andare a brani divertenti e ironicamente pungenti che non quando esplora scenari più seri. O, forse soltanto più adulti. Tutto sommato, al grido di “Ma io non mi scoraggio quanto è vero che son Maggio”, nella già citata Doretta mia, ricamato con lo stesso contro-canto che riprende la trama divertente e divertita di Mi servirebbe sapere, il giovane cantautore ce l’ha fatta. Ha vinto Sanremo e dato alla luce il suo album d’esordio. Che non è davvero niente male.

Nonostante tutto

Canzoni
Nonostante tutto Durata: 03:27 Riproduci Acquista dall'album: Nonostante tutto

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