Notizie

Arctic Monkeys – Suck It And See

Arctic Monkeys

Suck It And See

Domino


Scriveva Charles Darwin nel 1859: «Gruppi di organismi di una stessa specie si evolvono gradualmente nel tempo attraverso il processo di selezione naturale». Non immaginava che, 150 anni dopo, una rock band inglese – che manco a farlo apposta prende il nome dall’animale simbolo dell’evoluzione delle specie – avrebbe fatto da testimonial alla sua teoria.

All’inizio del 2006 gli Arctic Monkeys sconvolgono il music business pubblicando un disco d’esordio capace di vendere 1 milione di copie in 8 giorni (di cui oltre 360.000 nel solo Regno Unito, il risultato migliore nella storia della discografia Uk). Whatever People Say I Am, That’s What I’m Not diventa un caso perché, si dice, ha conquistato il pubblico grazie alla rete prima ancora di essere inciso su supporto fisico. Una rivoluzione, Internet che diventa strumento di autopromozione, le etichette tagliate fuori, eccetera. Una verità mezza falsa.

E’ innegabile che i Monkeys abbiano sfruttato le potenzialità del web per farsi conoscere e che il web gli abbia permesso di partire senza il peso di imposizioni discografiche – e siamo tutti contenti che sia successo – ma è altrettanto vero il giovane pubblico inglese se lo sono conquistato suonando tantissimo e regalando i propri demo alla fine dei concerti (chiamasi gavetta). Ed è vero soprattutto che la rete sarebbe stata inutile se quel disco non avesse raccolto eccellenti canzoni, se la band che le ha composte non fosse ricca di talento e non vestisse la propria musica con tessuti preziosi in mezzo ai molti stracci del rock britannico degli anni Zero. Insomma, Internet è stato sicuramente importante ma i ragazzi di Sheffield hanno giocato una partita squisitamente artistica. E hanno vinto.

Dopo un secondo disco buono ma non eccellente (Favourite Worst Nightmare, 2007), è con Humbug, del 2009, che gli Arctic Monkeys hanno ripreso a stupire. Suck It And See It è la naturale evoluzione di quel percorso e la definitiva conferma delle Scimmiette. Sono poco più che ventenni – Alex Turner è del 1986 – ma incidono dischi come vecchi lupi di mare alle prese con l’Oceano. Sembra che lo facciano da decenni. Del postpunk degli esordi non c’è più traccia, sostituito nel tempo da un rock parecchio psichedelico, vedi brani come She’s Thunderstorm, che apre il nuovo lavoro, e Don’t Sit Down ‘Cause I’ve Moved Your Chair (il primo singolo, nonostante fosse già fuori il video di Brick By Brick). Rispetto a Humbug, la musica è meno cupa, parte dei brani suonano più immediati (come le bellissime Black Treacle, The Hellcat Spangled Shalalala e Love Is A Laserquest) e se vogliamo, con una definizione volgarissima, maggiormente pop. Oltretutto la voce di Turner, che pure è meglio come autore che come cantante, è sempre più sicura e affascinante.

Suck It And See It lascia soprattutto tre sensazioni. In primis, gli Arctic Monkeys continuano a migliorare, è una continua e costante evoluzione. In più lo fanno somigliando solo a se stessi – il giochino degli accostamenti qui non funziona proprio – casomai sono gli altri che assomigliano a loro. E poi le canzoni sono quasi tutte bellissime. Davvero non riesco a pensare a una formula più vincente.


 

Commenti

Commenti

Condivisioni