Notizie

La recensione di Mirage Rock il nuovo album dei Band Of Horses

Recensione Band Of Horses Mirage Rock Band Of Horses

Mirage Rock

Sony

Da stelle dell’indie, casa Sub Pop per intenderci, a piccole star del panorama rock mondiale. Il passo è stato tutto sommato breve per i Band Of Horses di Ben Bridwell, una delle migliori realtà uscite da quell’inesauribile calderone che è la scena alternativa americana, e la riprova sta in questa nuova prova che pare confermare le ottime impressioni suscitate fin dagli esordi. Prendetelo come un complimento, ma questo sound così debitore degli anni Settanta – e il produttore Glyn Johns, nome leggendario, ha dato una grossa mano in tal senso – è semplicemente una nuova versione di quel soft rock perfetto per lunghi viaggi su autostrade infinite, possibilmente con il sole avviato verso il tramonto. Un’esperienza magari più difficile da comprendere per noi europei, ma con un senso ben preciso per chi è cresciuto ascoltando  decine di stazioni radiofoniche su cui si alternano Journey, Eagles, Boston, Electric Light Orchestra, Black Crowes, Grateful Dead e REO Speedwagon. Vi stanno venendo i brividi? Non preoccupatevi, perché Mirage Rock ha tutte le carte in regola per piacere anche a chi ha una visione più “snob” del nuovo rock americano, grazie a una manciata di canzoni che ha il dono innato di conquistare dopo pochissimi ascolti. Il country rock di Slow Cruel Hands Of Time, così ricco di melodie, il singolo Knock Knock, la dylaniana Shut-In Tourist e la conclusiva Heartbreak on The 101, ambientata su una di quelle highway di cui parlavamo poco sopra, sono alcuni degli episodi che danno una marcia in più a Mirage Rock. Il rischio, come sempre in casi del genere, è quelli di indebolire il suono fino a ridurlo parodia, ma qui siamo ancora ben lontani da una tale evenienza. Commerciale sì, ma nel senso migliore del termine.

Commenti

Commenti

Condivisioni