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Bastille Bad Blood Recensione

Bastille Bad Blood RecensioneBastille
Bad Blood
(Virgin / EMI)

I Bastille hanno tutte le carte in regola per stare sulle palle a molta gente. Hanno un nome francese che suona un po’ troppo hipster, hanno la pettinatura “all’insù” secondo l’ultima moda (o almeno ce l’ha Dan Smith, volto e mente del progetto), hanno un singolo, Pompeii, che gira già in radio e, soprattutto, hanno la faccia e i suoni di chi salta sul carrozzone del vincitore.

Perché le caratteristiche ci sono tutte, eh. Ci sono canzoni a presa rapida, appoggiate su ritmiche accattivanti e suoni elettronici, con ritornelli ariosi che ti agganciano e conquistano al secondo ascolto. E ci sono soprattutto i cori aperti alla Coldplay ultima maniera che piacciono tanto alle radio, e in gran quantità per giunta.

I Bastille, con queste caratteristiche, si candidano automaticamente a sedersi tra i vincitori. Perché è lì il posto dei nuovi vincitori, con un piede nell’indie e tutto il resto nel mainstream, cercando il ritornello radiofonico ma anche l’arrangiamento accattivante, tra un riferimento cinematografico e una canzone da spiaggia. Lì ad aspettarli ci sono già Gotye, Fun, Lana Del Ray, Florence And The Machine. Facile che stiano già antipatici.

Tra una citazione di Twin Peaks e un chorus da stadio (Laura Palmer), Bad Blood rimane un disco fondamentalmente piacevole, con un ottimo lavoro di produzione che risalta le melodie migliori (These Streets, la titletrack), un bellissimo arrangiamento delle voci, che creano armonie sempre efficaci, e puntuali rifiniture di sporca elettronica che rendono interessante l’ascolto soprattutto dei pezzi più intimisti (Overjoyed, Oblivion). Purtroppo il meccanismo alla lunga risulta un po’ prevedibile e stancante, specie quando il tutto si riduce alla ricerca del ritornello facilone (Icarus, Flaws). Difficilmente i Bastille cambieranno la storia della musica ma qualche singolo in classifica lo piazzeranno di certo. In fin dei conti, se sono queste le coordinate del nuovo pop moderno, poteva andarci molto peggio.

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