Beady Eye, finalmente un album all’altezza delle aspettative

Beady Eye BE recensione


Beady Eye
BE
(Sony)

Con il vantaggio di poter osservare tutto con calma, è più facile valutare il percorso di una band amata/odiata come gli Oasis, semplici operai della musica trasformati in superstar per alcuni, geni assoluti per altri. Giudizi estremi, come si confà a due personaggi della caratura dei fratelli Gallagher, ovvero coloro che hanno prima messo in piedi e, infine, terminato la parabola targata Oasis, tra recriminazioni, insulti, colpi di testa e, ogni tanto, qualche grande pezzo per davvero.

Dallo scioglimento di uno dei gruppi più famosi e imitati degli anni Novanta e Duemila, abbiamo ereditato due ovvi percorsi: quello più psichedelico, autorale e ambizioso di Noel, e i Beady Eye, creatura classicamente rock’n’roll di Liam (e di altri ex Oasis), dritta al punto, senza fronzoli, ma pure, finora, senza nessuna impennata di genio. Il debutto di quest’ultimi, Different Gear, Still Speeding, non aveva destato grande impressione, con canzoni che parevano delle brutte b-side del vecchio gruppo e un’attività live che stentava a dare un senso al tutto. Lo stesso Liam ha ammesso che il processo che aveva portato alla nascita dei Beady Eye era stato essenzialmente una reazione allo scioglimento improvviso della band madre e, quindi, poco meditato.

Aggiustata la formazione con l’ingresso del bassista Jay Mehler, proveniente dai Kasabian, i cinque (oltre a Liam ci sono Andy Bell, Gem Archer e Chris Sharrock) hanno deciso per una mossa a sorpresa, scegliendo un produttore come Dave Sitek, membro dei newyorchesi TV On The Radio – quanto di più lontano possiate immaginare dai Beady Eye, già all’opera con Yeah Yeah Yeahs -, e chiudendosi in studio di registrazione per confezionare un prodotto che fosse finalmente all’altezza della propria fama. Intitolato semplicemente BE, ma Liam voleva fosse Universal Gleam, l’album è ciò che i fan dello scontroso cantante stavano aspettando da tempo, ovvero un disco di ottime canzoni in linea con quel rock’n’roll marcatamente Sixties che aveva fatto la fortuna dei due fratelli e del fenomeno brit pop in generale.

Il lavoro di Sitek è stato, dunque, quello di mettere a fuoco le idee e rendere il tutto compatto, lasciando spazio all’inconfondibile voce nasale di Liam e alle chitarre di Archer e Bell. La qualità si avverte fin dai singoli, Flick Of The Finger (pezzo e titolo ispirati a Street Fighting Years di Tariq Ali) e Second Bite Of The Apple, entrambe graziate da una splendida sezione fiati che ne impreziosisce le melodie, ma è proprio tutto BE a brillare di quelle intuizioni che mancavano al suo predecessore: Don’t Brother Me è una ballata dedicata – con grande affetto e franchezza – al fratello Noel, Face The Crowd è perfetta per infiammare la platea dal vivo, Iz Rite è il brano che gli Oasis non scrivevano da anni, con un ritornello da cantare in coro, Shine A Light è un raga psichedelico con classiche influenze beatlesiane. Chiude Start A New, titolo programmatico, che prelude al vero decollo dei Beady Eye. Benvenuti a bordo!

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