Onstage
bon-jovi-this-house-is-not-for-sale

This House Is Not For Sale sarà davvero un nuovo inizio per i Bon Jovi?

Per il suo tredicesimo album in studio, Jon Bon Jovi ha preso tempo. Inizialmente sembrava che l’album sarebbe stato il primo da indipendente. Erano volati gli stracci con la storica casa discografica, al punto che nel precedente Burning Bridges il cantante aveva dedicato la titletrack all’allora ex etichetta. Di colpo però è scoppiata la pace, This House Is Not For Sale esce su Island Records come da copione e rappresenta una rinascita per i Bon Jovi

Questo per lo meno nelle intenzioni dell’iconico frontman. Nella realtà l’album è sicuramente più ispirato dei precedenti (e sostanzialmente piatti) The Cirle e What About Now, ma ha anche troppi riempitivi per essere considerato solido e perfettamente riuscito. I rimandi all’epoca di Have A Nice Day (2005) sono abbastanza evidenti: Jon voleva riportare in auge il sound da arena rock ed è riuscito nell’intento, considerando la produzione bombastica e decisamente loud che caratterizza il disco.

Tuttavia annacquare il rullante di Tico Torres e affidare diversi momenti esclusivamente alla guida della grancassa (orribile tendenza di molto pop contemporaneo), fa perdere punti a brani che avrebbero meritato molto di più. Phil X, il sostituto di Sambora, graffia ma non quanto sarebbe servito per farci mettere da parte i cattivi pensieri sull’assenza di riff o assoli degni di nota. Quasi che i Bon Jovi abbiano voluto giocare sul sicuro senza prendersi troppi rischi, come emerge da canzoni abbastanza scontate come New Year’s Day, God Bless This Mess, Reunion e il lentone Labor Of Love.

Detto questo, This House Is Not For Sale è certamente un disco che si lascia apprezzare nei momenti più ritmati (Living With The Ghost, Roller Coaster e Born Again Tomorrow) e anche nella più intimista e personale Scars On The Guitar. È chiara e lodevole la volontà della band di lasciarsi alle spalle i recenti problemi di line-up ed etichetta, e guardare al futuro senza aver paura di mostrare i segni del tempo. Meno condivisibile la scelta di relegare nelle versioni deluxe ottimi episodi come Real Love e All Hail The King, oltre alla già conosciuta (e questa sì, ben prodotta da ogni punto di vista) We Don’t Run.

This House Is Not For Sale in definitiva è un lavoro di transizione necessario per una band che da tempo, contrariamente a quanto accade da sempre sui palchi di tutto il mondo, dava in studio evidenti segni di stanchezza. La strada può essere quella giusta, vedremo in futuro quali saranno le prossime mosse di Jon e compagni. Per ora ci si può accontentare.

bon-jovi-this-house-is-not-for-sale

Commenti

Commenti

TROVA CONCERTI