Il nuovo album di Boosta celebra la vittoria della semplicità sul sensazionalismo

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Quando penso al fatto che nell’epoca dello streaming mi ostino a comprare cd e catalogare file meticolosamente, sono indeciso se auto-definirmi feticista o ultimo dei romantici. Capisco il progresso e comprendo che a un certo punto il futuro diventa presente, ma non riesco ad accontentarmi di ascoltare musica senza possederla.

Forse mi rassicura il pensiero che dentro il mio hard disk ci siano delle cartelle contenenti album che mi appartengono, ai quali posso accedere anche senza una connessione internet. Forse ho bisogno di assimilare la musica, di ascoltarla più volte senza essere interrotto da una telefonata o da una notifica. Forse ritengo fondamentale scavare in profondità per godere appieno delle canzoni, per poi archiviarle secondo i MIEI canoni, magari insieme ad altri pezzi che nel MIO cervello (umano, non elettronico) appartengono a mondi simili. Che il mio computer sia la mia Stanza Intelligente?

La Stanza Intelligente è il titolo di un saggio di David Weinberger che analizza il concetto di conoscenza nei tempi moderni. L’oceano di internet, le informazioni che corrono impazzite, le fonti reali e presunte: confusione e disorientamento da una parte, infinite possibilità dall’altra. E’ un argomento delicato, che però riguarda tutti. Chi sicuramente è rimasto particolarmente colpito dalle riflessioni di Weinberger, al punto da prendere in prestito il titolo dell’opera, è Davide Dileo, meglio conosciuto come Boosta. Il tastierista dei Subsonica ha sentito il bisogno di staccare e di prendersi del tempo per se stesso, scrivendo canzoni e raccontando storie. «La stanza intelligente rappresenta l’ultimo barlume di spazio in cui potersi nascondere da un mondo veloce, arrogante e invasivo. Un posto dove potere ritrovare se stessi, riscoprirsi». E’ con queste parole che la sera del 24 ottobre – nella suggestiva cornice dell’Apollo Club di Milano – Davide ha introdotto la presentazione del suo album in uscita venerdì 28.

Un album di canzoni (per la precisione 13, anche se l’intenzione originale era di pubblicare un doppio cd) scritte e arrangiate nel suo studio. Ha deciso di fare l’artigiano della musica incidendo da solo praticamente tutto, lui che sostiene di avere la fortuna di suonare «male, ma tutti gli strumenti» (ma non prendete l’affermazione alla lettera, ché Davide è giustamente modesto). Ha perfino cantato, anche se non si ritiene un cantante. Ma c’è di più: è stata fatta la scelta consapevole di mettere da parte l’elettronica, che pur lo aveva sempre accompagnato nel suo percorso artistico (sia insieme ai Subsonica che nei side-project e nelle produzioni più votate al clubbing). Boosta aveva bisogno di chiudere la porta, spegnere il telefono e guardarsi allo specchio con un attenzione tale da riuscire a visualizzare quello che stava succedendo dentro di lui emotivamente parlando, un concetto ottimamente espresso anche dallo splendido lavoro grafico di Giovanni Gastel. Aveva bisogno di mettere un segnalibro importante nella sua vita allo scoccare dei quarant’anni.

«E’ un disco onesto, in tutto e per tutto. Ed è un disco semplice». Davide ci tiene molto a specificare questi concetti, e sarebbe un errore interpretarli superficialmente: onestà e semplicità sono valori non banali, che sottolineano quanto sia personale il progetto. Il fatto che 10 dei 13 brani ospitino altre voci («amici che hanno manifestato la massima disponibilità») è dettato dall’esigenza di avere «almeno una voce bella su due» (vedi parentesi sopra, quando si parlava di modestia). Gli ospiti non disperdono quindi il suo sforzo di aprirsi in maniera pressoché totale; semmai sottolineano l’eclettismo che da sempre lo contraddistingue (i featuring vanno da Nek a Cosmo, da Enrico Ruggeri a Marco Mengoni, da Malika Ayane a Raf, da Giuliano Palma a Luca Carboni, da Briga a Diodato). Ascoltando il disco si ha la sensazione che Davide abbia invitato degli amici a casa sua chiedendo loro di prendersi un momento di pausa dal delirante turbinio di un mondo che non si ferma mai. La Stanza Intelligente rappresenta la vittoria di intimità, semplicità e istinto su sensazionalismo e programmazione perenne; perché se è vero che le cose non possono essere sempre semplici, va anche detto che noi spesso siamo bravissimi a renderle più complicate. L’amore, per esempio, può anche essere spiegato attraverso un elementare giro di do, esattamente quello che succede nel riuscitissimo duetto con Malika («La canzone più semplice che abbia mai scritto»).

Boosta non sa ancora se porterà in giro la sua Stanza Intelligente. Ma se succederà, gli piacerebbe farlo in contesti molto più riservati rispetto alle arene alle quali è abituato. Non a caso la presentazione di ieri sera è stata pensata come live acustico: insieme a lui c’erano 3 elementi di un quartetto classico, ed è stato un momento intimo e coinvolgente. Se poi non ci sarà occasione di sentire Davide Dileo che racconta dal vivo le sue storie, possiamo sempre farci un favore e seguire il suo esempio riprendendoci, nei limiti del possibile, il nostro tempo. Possiamo rifugiarci nella nostra Stanza Intelligente, magari con il suo disco in sottofondo, e osservare quello che siamo diventati, ammettere i nostri sbagli, provare a correggere gli errori. Con intelligenza, semplicità, onestà.

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