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coez non erano fiori recensione

Coez, pop urbano in risposta ad un amore finito male

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Non erano fiori
(Carosello Records)

Dicono che Coez sia la perfetta sintesi tra il pop e l’hip hop. È vero il contrario. Non erano fiori non è né l’uno né l’altro. Non si piega agli stilemi del rap, non ricerca evoluzioni verbali e incastri di rime iperboliche ma anzi si basa su costrutti molto semplici, e dipinge con poche frasi stati d’animo e situazioni. E non si può neanche definire pop, almeno non nella concezione comune del termine. Ruba un pochettino da entrambi, sicuramente la forte connotazione urban, data dai suoni e dal linguaggio; ma anche uno spiccato senso della melodia, nella sua misura più genuina e liberatoria.

Prende questi elementi e ci fa delle canzoni sincere e oneste, appena velate di quell’ironia malinconica che non sai se sorridere o asciugarti gli occhi. Falsamente semplici. Come il sapore noir della titletrack, delicata come la piggia sul vetro. O che emerge da Siamo morti insieme, amara ma leggera riflessione sulla fine di un rapporto. Tutto il disco parla di storie d’amore finite male, o forse è sempre la stessa che attraversa varie sfumature. Come il bisogno di solitudine di Forever Alone, o le presenze ingombranti di Oh No, rispettivamente il pezzo più rap e quello più dance dell’album. Ma rimangono tutti ben amalgamati e fanno da contraltare ai brani più neri e introspettivi, come Ali sporche, Dramma nero e La strada è mia, quando le basi si fanno più cupe ed elettroniche.

Il lavoro fatto sugli arrangiamenti dal produttore Riccardo Sinigallia è magistrale, esalta le linee melodiche con pochi suoni curatissimi, rendendo il tutto solido e omogeneo e contribuendo a tenere l’intero disco in bilico. Coez lo sa e lo annuncia già dalla prima traccia Hangover: «Chi mi vuole più pop / Chi mi vuole più rap / C’è che mi augura un flop». Sarà difficile per lui emergere in un mercato musicale dove chi sfugge le categorie ha più difficoltà a trovare un pubblico di riferimento. È dura la vita se non sei ne carne ne pesce. Ci auguriamo che questo bel disco sappia ritagliarsi il suo spazio.

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