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Dargen D'Amico Vivere aiuta a non morire recensione

Dargen D'Amico Vivere aiuta a non morire recensioneDargen D’Amico
Vivere aiuta a non morire
(Giada Mesi / Universal Music)

È già da un pezzo che Dargen D’Amico si è scrollato di dosso l’etichetta di rapper, creando il suo personale genere in cui il rap è solo un mezzo per esprimere tutta la sua poetica e i suoi raffinatissimi giochi di parole. È riuscito però al contempo a mantenere l’affetto e la stima di tutta la scena italiana che ne ha fatto uno dei propri padrini guida. A Dargen sta bene questo status di santone hip hop, che gli permette di non risparmiarsi comparsate in dischi altrui, e di fare un po’ quello che gi pare nei suoi, come il precedente Nostalgia istantanea: due sole tracce di venti minuti l’una, per un flusso quasi ininterrotto di coscienza, uscito solo in vinile.

Nel nuovo Vivere aiuta a non morire ritroviamo invece il formato classico, che presenta tutti i tipi di composizioni a cui Dargen ci ha abituato. Ci sono i brani volgari e divertenti sulla scia de La banana frullata (contenuta in quel piccolo capolavoro che è Di vizi di forma virtù): ne Il cubo (fondamentalmente) si ritrova con gli amici di vecchia data Two Fingerz mentre in Bocciofili partecipa la nuova recluta Fedez, che nei doppi sensi sessuali ci sguazza, perfettamente a suo agio. Ci sono canzoni che affrontano le varie sfumature dell’amore e portano alla luce la vena romantica di Dargen D’Amico. In A meno di te trova la sua partner in Michelle Lily, in Due come noi Max Pezzali – dopo il sodalizio rap di Hanno ucciso l’uomo ragno 2012 – restituisce il favore e ricanta il ritornello della sua Andrà tutto bene, mentre Con te è impreziosita dalla collaborazione con i Perturbazione e la caratteristica voce di Tommaso Cerasuolo. Non mancano anche tematiche sociali piuttosto profonde: Il presidente è una critica all’imperialismo americano sotto molteplici punti di vista, mentre alla violenza sulle donne è dedicata Continua a correre, con il promettente talento Andrea Nardinocchi che lo stesso Dargen ha scoperto e coltivato. Oltre a tutti i nomi già citati, al disco partecipano anche J-Ax e Andrea Volontè dei Fratelli Calafuria, entrambi con due brani a testa, e un inconfondibile Enrico Ruggeri nella traccia finale È già, la più ambiziosa anche dal punto di vista musicale.

Ma il tema portante di  Vivere aiuta a non morire è il rapporto che i vivi hanno con l’idea della propria morte che emerge, oltre che nel titolo, anche in Lorenzo De Medici. In questo brano, dopo la citazione iniziale della Canzone di Bacco, il cantante (cantautore? rapper? cantautorapper?) immagina come vorrebbe il suo funerale e cosa aspettarsi dopo la propria scomparsa («Mi annoierà parecchio se è così, la morte è poco più di leccare l’LSD»), senza risparmiare ironia, leggerezza e riflessioni agrodolci. In questo disco Dargen dimostra una voltà di più, di potersi permette quello che vuole, aprendo la porta agli ospiti che preferisce, e cimentandosi con passione nella creazioni di composizioni talmente rifinite e particolareggiate, che ogni brano racchiude un piccolo universo di significato, andando oltre la musica e le parole. Come, del resto, spiega nel brano di apertura V V: «Io, tecnicamente disoccupato come Dio, però creo, con le dovute proporzioni».

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