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David Byrne & St. Vincent Love This Giant

Recensione David Byrne & St. Vincent Love This Giant David Byrne & St. Vincent

Love This Giant

4AD

Diciamo che era più o meno dai tempi di Rei Momo, capolavoro solista del David Byrne più brasileiro, che non sentivamo così tanti fiati e ottoni su un suo album e, guarda caso, la collaborazione con Annie Clarke, in arte St. Vincent, rischia di essere la cosa più interessante dell’ex testa parlante da parecchio tempo a questa parte. I due hanno cominciato a fare comunella dopo essersi conosciuti alla serata benefica Dark Was The Night a New York e si sono mantenuti in stretto contatto per parecchio tempo prima di mettersi definitivamente al lavoro su Love This Giant: dodici brani che uniscono pop, fiati coloratissimi e pazzerelli da brass band, le solite influenze world di Byrne, il trip hop della signorina e molto altro. L’intuizione, prima ancora del risultato finale, è di quelle giuste, magari studiata pure a tavolino, ma comunque genuina e caotica quanto basta, sempre sul punto di esagerare ma, invece, pronta a fermarsi quando serve per poi ripartire. Il primo singolo, Who (a proposito, gran bel video), fornisce già le coordinate entro cui i due si muoveranno nel corso del disco, ma gli episodi migliori arrivano poco dopo: Weekend In The Dust è scoppiettante e contagiosa, Ice Age è opera della sola St. Vincent e odora di Björk, ma senza la minima intenzione di plagio, Lazarus ricorda certa new wave anni Ottanta (di cui proprio Byrne fu uno dei massimi protagonisti). E, ancora, The Forest Awakes, uno degli apici di Love This Giant, con dei fiati fantastici a puntellare un ritmo elettronico e glaciale, e The One Who Broke Your Heart, in cui si risentono proprio i fantasmi di Rei Momo, con Byrne a menare le danze. Consigliato senza mezzi termini!

 

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