Dente omaggia il passato, ma senza nostalgia

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Il nuovo album di Dente, L’almanacco del giorno prima, è un chiaro omaggio al passato della musica italiana, ma senza suonare nostalgico o fuori tempo massimo. (Foto di Ilaria Magliocchetti Lombi)

dente almanacco del giorno prima recensione del nuovo albumÈ una parabola in costante crescita quella del cantautore fidentino, approdato per il suo nuovo album alla Sony, dopo aver consolidato con ottimi risultati la sua carriera artistica. Dente non ha mai fatto mistero delle proprie influenze musicali, da Battisti a De Gregori, passando per certo materiale targato Cramps degli anni Settanta, ma è un piacere constatare come il suo talento personale sia ormai sufficiente a far dimenticare i maestri del passato ed evitare scomodi paragoni. A onor del vero, gli omaggi si riconoscono eccome, ma l’impressione è che Dente abbia finalmente trovato una voce ben precisa che non necessita altro se non se stessa.

Registrato la scorsa estate in una ex scuola di un piccolo paese in provincia di Parma, Busseto, assieme alla sua band e con la partecipazione di amici come Enrico Gabrielli, Tommaso Colliva e Rodrigo D’Erasmo, L’Almanacco del Giorno Prima è un album “polveroso” che volge il proprio sguardo verso gli anni d’oro della musica italiana, pur con l’indubbio merito di non suonare fuori dal tempo e neppure nostalgico. Ci sono molti motivi per gioire durante l’ascolto: lo splendido arrangiamento di fiati di Chiuso dall’interno, per esempio, la leggerezza malinconica di Invece tu (il primo singolo estratto) e Miracoli, pezzi alla Dente come Fatti viva, Remedios Maria e Al Manakh. Una parola, infine, per la bella copertina, molto psichedelica, che nella versione gatefold in vinile si mostra in tutto il suo splendore. E, ora, tocca al lungo tour nei teatri per la definitiva consacrazione.

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