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Dream Theater – A Dramatic Turn Of Events

Dream Theater

A Dramatic Turn Of Events

Roadrunner/Warner

Correva l’anno 1992 e negli States si era usciti finalmente dall’epoca dell’hair metal e da smielati gruppi più o meno credibili che manipolavano il metallo pesante con parrucconi, trucco e lustrini. L’album Images And Words dei Dream Theater spezzò questo cliché, coniugando ai riff distorti tempi dispari, sincopati, tastiere e una tecnica superlativa degna o addirittura superiore a quella di band dedite al progressive. Quella miscela esplosiva fu talmente disarmante che portò i Dream Theater a diventare delle icone del genere, imitati  idolatrati da milioni di seguaci. A distanza di quasi vent’anni tutto sembra essere ancora intatto, immune al tempo che passa, senza particolari innovazioni ma, purtroppo, anche senza nuove idee. Tutto è quasi perfetto, compreso il delicato innesto del nuovo batterista, un clone del dimissionario Mike Portnoy. Tutto bene, quindi? Quasi. Quello che ci si aspettava, dopo tanti anni di carriera, era un altro shock, l’ennesima voglia di stupire, di cambiare le regole come agli inizi, prima di farsi assalire dalla noia. Restiamo comunque fiduciosi, nulla è per sempre.

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