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Duffy – Endlessly

Duffy

Endlessly

Universal

Lo stile vocale di Duffy divide: si può amare, ma si può anche odiare, soprattutto considerando il bombardamento mediatico di cui è protagonista il primo singolo estratto da Endlessly. Che poi Well Well Well poco si accorda col resto del disco, il cui sound a tratti (sottolineato tre volte) rimanda (udite udite) a certe produzioni anni Sessanta di Phil Spector (per i meno giovani, ricordate Dirty Dancing?). Brani come Too Hurt To Love e la title-track – addirittura con un fruscio da vinile in sottofondo ? rievocano le atmosfere di Happy Days, con serata al drive-in sulla decapottabile di papà. Il resto scorre piuttosto velocemente, anche con qualche nota sonora più contemporanea (Lovestruck), per un totale di nemmeno 34 minuti di musica. Sostanzialmente il disco non offre niente di nuovo, ma si limita a rivisitare elegantemente un genere magari passato un po’ di moda, anche nelle sue espressioni revival, ma sempre gradevole e mai pesante.

Giorgio Rossini

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