Il segreto di Ed Sheeran è essere “semplicemente” se stesso (e Divide lo conferma)

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Sta stracciando tutti i record il terzo album in studio di Ed Sheeran, pubblicato il 3 marzo del 2017 dopo un’attesa a dir poco sfinente per i suoi fan. ÷ (leggasi Divide) arriva infatti dopo una pausa discografica di circa tre anni, durante la quale Ed ha pensato bene di rintanarsi nei suoi rifugi, lontano persino dai social media (“Negli ultimi 5 anni – annunciava su Instagram tempo fa – mi sono ritrovato ad osservare il mondo attraverso uno schermo e non i miei occhi”), promettendo comunque ai suoi fedeli ascoltatori “l’album migliore mai fatto finora”.

ed-sheeran-recensione-album-divide÷ è arrivato in punta di piedi, con parole e colori accennati sui social (dove Sheeran ha pensato bene di tornare col ‘botto’) e due singoli lanciati in contemporanea a fare da apripista all’intero progetto. Se ascoltate ora l’intero album (la Deluxe Edition contiene ben 16 tracce) vi renderete conto del perché Ed vi abbia fatto ascoltare in primis l’emozionante Castle On The Hill e la più contemporanea Shape Of You: sono i due lati della stessa medaglia attorno a cui si muovono i restanti brani dell’album.
Shape Of You fonde il pop e la dancehall (non a caso è stata scritta insieme a Steve Mac e Johnny McDaid e inizialmente Ed pensava di cederla a Rihanna), mentre Castle On The Hill mostra l’anima più intima del cantautore, che non teme mai di mettersi troppo a nudo (la produzione di Benny Blanco ha fatto accostare questa particolare canzone agli U2 o ai più recenti Coldplay).

Sacro e profano, pop e cantautorato: Ed si presenta come il re dei contrasti e nello stesso tempo come l’unico, al giorno d’oggi, in grado si sbrogliarli. Ogni singola canzone dell’album vive di ispirazioni personali e musicali, senza mai scadere nella banale imitazione. Brani come Galway Girl si cibano della musica tradizionale irlandese, mentre Dive – ad esempio – ‘pesca’ gli arrangiamenti dal blues. Il segreto di Ed è mettere insieme tendenze e ispirazioni, trasformandole in qualcosa di unico e inimitabile.

La difficile definizione e collocazione del suo genere ci suggerisce probabilmente quanto Ed sia in grado solo di essere se stesso e il dato realmente preoccupante è che, quando escono album come ÷, ci accorgiamo di quanti pochi artisti della scena lo siano, preoccupati più della ricerca di un posto e di una sperimentazione forsennata che faccia parlare, ma che li rende alla fine in qualche modo forzati, fasulli.

÷ non è né meglio né peggio degli album precedenti dell’inglese, non è un’evoluzione né un passo indietro: è figlio dell’Ed di questi anni, che non segue mode o tendenze, ma solo se stesso, apparendo spesso goffo e quasi un outsider, ma incredibilmente efficace.

Forse l’ha capito persino Ed, che chiude l’album con la bellissima Save Myself. “Prima di incolpare qualcun altro, devo salvare me stesso e prima di amare qualcun altro, devo amare me stesso” canta Sheeran, che è riuscito nell’impresa impossibile di mettere i propri istinti davanti a quelli del contesto che gli ruota intorno. Forse, se ci riuscissero anche altri suoi colleghi, avremo meno omologazione e una sperimentazione degna di essere chiamata tale.

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