Il nuovo album degli Editors è semplicemente perfetto

Editors In Dream recensione

Testo di Gaetano Petronio
Foto di Rahi Rezvani

Quando ti trovi di fronte a un ottimo disco non importa che tu conosca o no la band, che tu sia appassionato del genere o che le sonorità siano vicine al tuo mondo. Un ottimo lavoro è tale a prescindere da qualsiasi confine possa esserci tra te ed esso. In Dream, quinto album degli inglesi Editors è esattamente questo: musica ai massimi livelli.

Qualsiasi brano si decida di ascoltare si sente una profonda emotività intrisa di malinconia e disillusione. Il mixaggio di Alan Moulder non solo rispetta l’intenzione originale dei musicisti ma sembra riportarci anche quella sensazione di vicinanza all’arte e alla creatività che deve aver provato la band, nello studio di Crear, nelle Western Highlands, a 10 km da qualsiasi abitazione e raggiungibile solo attraverso una strada sterrata.

Guardando l’Atlantico dall’estremo nord dell’Europa, la band inglese deve aver provato quel forte senso di distacco che sembra necessario per leggere gli avvenimenti che scuotono la vita e la condizione dell’uomo contemporaneo. È proprio quest’ottica, così presente tra le note, che rende In Dream molto più di un disco. Ogni suono passa attraverso questa lente.

Il primo brano The Harm ricorda, attraverso le sue atmosfere, una sorta di immersione. I suoni e i colori delle note sono fortemente tinti di blu scuro. Ocean of Night sembra riaccendere la luce con il giro armonico proposto dal pianoforte a ritmo sostenuto. La voce, invece, è lontana e distante. Si procede con Forgiveness, con il suo incedere tra elettronica e rock, per poi arrivare allo stacco di Salvation, con un’introduzione di violini che si sviluppa su ritmo di basso effettato e batteria. Il brano cresce con l’introduzione del piano, che scandisce con forza le angolature armoniche, e si apre sul ritornello intavolato sulla stessa partitura di violini dell’introduzione.

Editors In Dream coverCon un manto di tastiere che sovrasta una breve introduzione di batteria parte il ritmo incalzante del singolo Life is a Fear. Niente di più diretto, forte ed emotivo. La voce di Tom Smith spicca nella strofa e sul ritornello che sembra essere preso a piene mani dalle atmosfere dei migliori pezzi anni Ottanta. L’elettronica continua a pervadere questo disco in The Law, dove le tastiere diventano quasi glaciali e la voce di Rachel Goswell degli Slowdive (presente anche in Ocean of Night e At All Cost) si affianca a quella di Tom Smith. Our Love sembra essere l’interpretazione della band delle sonorità dance anni Ottanta attraverso il suo caleidoscopio di suoni, mentre All The Kings interrompe le incursioni danzerecce e ritorna su ritmi più vicini al mondo post-punk.

At All Cost è esattamente l’opposto di The Harm. Ti porta alla luce e sembra descrivere una sorta di ascensione, prima della chiusura con lo spiazzante mid-tempo di Marching Orders.

In Dream

Canzoni
No Harm Durata: 05:06 Riproduci Acquista dall'album: In Dream
Forgiveness Durata: 03:44 Riproduci Acquista dall'album: In Dream
The Law Durata: 04:51 Riproduci Acquista dall'album: In Dream

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