Onstage

Eels recensione di Wonderful Glorious

Eels Wonderful Glorious recensioneEels
Wonderful Glorious
(Vagrant Records)

Gli Eels ritornano sulle scene a tre anni di distanza da Tomorrow Morning, non esattamente il più ispirato lavoro della loro discografia – anzi, era piuttosto sotto tono rispetto agli standard. Fortunatamente Wonderful Glorious spazza subito via gli ipotetici dubbi che potevano averci assalito all’indomani della precedente release: la band di Mr.E (quel geniaccio di Mark Oliver Everett) sin dall’opener Bombs Away si mostra in grande condizione, confezionando un pezzo che non può lasciare indifferenti, grazie all’inaspettata psichedelia in crescendo e a suoni curatissimi, che pur rimanendo idealmente interni a un universo lo-fi abbondantemente vintage, riescono a suonare bluesy e accattivanti come poche altre cose in circolazione.

Kinda Fuzzy conferma quanto appena detto, lasciandosi andare in un break centrale etereo difficile da prevedere. L’ostentata intimità di Accident Prone fa risaltare ancora di più la seguente Peach Blossom, in cui il nervosismo della struttura del pezzo potrebbe renderlo adatto a una soundtrack di qualche film moderno ispirato agli anni Settanta. On The Ropes dal canto suo è il brano più tradizionale del lotto, con la voce di Mr.E protagonista assoluta, narratrice raffinata e mai banale. Se The Turnaround e New Alphabet aggiungono poco a quanto già ascoltato, Stick Together rialza i giri dell’album prima della delicata True Original e dell’anonima Open My Present.

Il finale è caratterizzato dalla spensieratezza di You’re My Friend e dalla sognante I Am Building A Shrine, le quali accompagnano alla titletrack conclusiva che ben sintetizza le varie sfumature di un disco di assoluto valore, consigliabile senza remora alcuna, nonostante un paio di passaggi a vuoto a metà tracklist.

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