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Elio e le Storie Tese L’album biango recensione

Elio e le Storie Tese L’album biango recensioneElio e le Storie Tese
L’album biango
(Sony Music Italy)

Ipermanierismo citazionista o definitiva genialità? L’album biango sarà probabilmente ascoltato in queste due opposte ottiche. E non esistono mezzi termini con Elio e le Storie Tese. Perché qualcuno sosterrà pure che sia il solito collage di citazioni ben suonate, ma i detrattori del gruppo milanese sono sempre meno. Dopo 25 anni dal primo disco (Elio Samaga Hukapan Kariyana Turu), sorprende la continua capacità degli Elii di inventare.

Il loro nono lavoro in studio (così come per i Beatles era il nono il White Album) è un disco che riesce ad essere omogeneo e continuo pur contenendo tracce di diversissimo tipo. Un album poliedrico, fatto di riferimenti irriverenti e omaggi affettuosi, spietata ironia e una qualità musicale che nessun altro gruppo in Italia (e pochi nel mondo) può sperare di raggiungere. Arrangiamenti sorprendenti e articolati che riescono però a mantenere un’immediatezza di fondo necessaria per raggiungere un pubblico eterogeneo.Basti pensare al successo dei tre singoli già usciti e delle altre due tracce già sentite (Enlarge your penis nell’omonimo tour e Amore amorissimo da Fiorello nel suo ultimo show televisivo). In apertura ci sono le due sanremesi Dannati forever, eliminata nella prima serata del Festival e tutta da riscoprire per chi se ne fosse dimenticato, e La canzone mononota, pluripremiata dalla critica (e “solo” seconda a Sanremo).

Complesso del Primo Maggio, disponibile da metà aprile, chiude invece il disco. È contagiosa già dal primo ascolto, grazie a un’ironia che non risparmia il politicamente corretto di un certo pensare di sinistra e la mediocrità di molta musica del Concertone. E, per evitare eventuali fraintendimenti, nella canzone precedente A piazza San Giovanni (cantata da Eugenio Finardi) gli EelST precisano che «se ci mettiamo a sindacare al concerto dei sindacati entriamo in un loop di paranoia e chissà dove andiamo a finire, chissà dove finiamo ad andare». Non è un caso allora che le due tracce, tanto critiche nei confronti della musica di oggi (dalla balcanica «tipo Bregović» a quella «del territorio»), siano precedute da un vero e sentito omaggio. Come gli Area è una perla, forse la migliore di un album che ne contiene molte, nella quale gli Elii si confrontano con grande rispetto con uno dei più importanti gruppi italiani del passato. Un atto di affetto che arriva proprio a quarant’anni dalla pubblicazione del primo album della band di Demetrio Stratos (Arbeit macht frei del 1973).

Queste quattro sono probabilmente le vette massime di un disco bellissimo. L’album biango contiene tutte canzoni di alto livello, con alcune altre chicche. Una sera con gli amici rispolvera nel tema la cattiveria dei recitativi di Servi della gleba in una veste musicale molto diversa. Amore amorissimo, cantata da Elio con una divertente intro di Fiorello, è un altro omaggio nei confronti di Domenico Modugno. Reggia (Base per altezza) è uno splendida ouverture strumentale simile a Come gli Area. Qualcuno preferirà chiamarle citazioni, resta il fatto che gli Elii hanno di nuovo superato se stessi.

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