Il Re è tornato. Inginocchiatevi al cospetto di Eminem

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Eminem
The Marshall Mathers LP 2
(Universal)

Era ora. Eminem torna per spiegare a diversi colleghi oltreoceano cosa voglia dire fare hip hop, contaminando il suo nuovo album con funk, riff di chitarra, campionamenti, scratch, rime sparate a manovella, blues (sentitevi Desperation) e una tonnellata di quell’attitudine, quella che lo ha reso il numero uno all’inizio del nuovo millennio. The Marshall Mathers LP 2 è talmente figo che può risultare eccessivo, ridondante e davvero troppa roba, specialmente se vi imbatterete come il sottoscritto nell’edizione Deluxe da 95 (novantacinque) minuti. Sarà il ritorno di Slim Shady (che finisce male subito, già al termine della prima traccia), sarà la necessità di riportare sul trono il bianco più famoso tra i neri (chissà cosa ne pensano Kanye e Jay senza trattino Z), sarà il fatto che ritirando fuori il titolo di uno dei dischi rap migliori di sempre (Marshall Mathers LP 1 usciva tredici anni fa) non si poteva sbagliare, ma il nuovo album, qualora non si fosse ancora capito, è una fottuta bomba.

E’ complicato citare i momenti migliori quando si è in presenza di tanta abbondanza: Rap God è sicuramente il momento in cui si va per forza fuori di melone nel sentire Mathers sparare perle di tecnica metrica come fosse la cosa più facile del mondo, ma già dall’inizio con Bad Guy è chiaro che siamo di fronte a uno dei lavori dell’anno, grazie a un’atmosfera unica e marchio di fabbrica dell’autore del Missouri. Rhyme Or Reason e Survival sono due modi per dimostrare che l’eclettismo non fa difetto a Eminem, il singolone di lancio Berzerk cita i Beastie Boys e la golden era dell’hip hop, mentre Stronger Than I Was è convincente nonostante sia il primo momento realmente easy e soft dell’intera opera. Em’ riesce anche a rendere interessante un pezzo dove canta Rihanna, il featuring su The Monster è forse l’unica cosa evitabile di tutto TMMLP2, ma probabilmente serviva una concessione al pop più immediato da consegnare alla label. So Far… riporta il cd sui giusti binari, mentre Headlights vede l’MC a rivolgersi, nuovamente e dopo diverso tempo, alla madre, prima che Evil Twin chiuda la standard tracklist riprendendo lo stesso mood disturbante dell’opener.

Ironia e umorismo nero, attacchi alle vip di turno, quintali di carisma e un’abilità fuori dal comune: Eminem, insieme al producer d’eccezione Rick Rubin, confeziona l’album dell’anno per l’universo rap, un disco che dovrebbe essere ascoltato anche dagli amanti della musica in generale, poiché quando i maestri fanno lezione, ci si siede al banco e si sta muti ad ascoltare. Volesse il cielo, infine, che le nostre giovani “star” nazionali della scena hip hop tricolore prendano qualche appunto anziché crogiolarsi in fintissimi e temporanei allori…

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