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Empire Of The Sun Ice On The Dune Recensione

Empire Of The Sun, in bilico tra fiaba e trash


Empire Of The Sun Ice On The Dune RecensioneEmpire Of The Sun

Ice On The Dune
(EMI)

Nonostante il successo di Walking On A Dream, l’album di debutto di Luke Steele e Nick Littlemore aveva convinto soltanto a metà. E non solo in senso figurato, ma proprio dal punto di vista strutturale: brillante la prima parte del disco, dimenticabile (se non scadente) la seconda. Le voci che davano la band per sciolta hanno fatto pensare al fenomeno dei One-Hit Wonder (gruppi che si ricordano solo in funzione di una canzone famosa – anche se a essere precisi in questo caso ci sarebbe pure We Are The People), ma i due australiani dopo cinque anni di latitanza sono tornati.

Fin da titolo, copertina e trailer su Vevo (in ambito pop internet gioca un ruolo fondamentale, come hanno recentemente dimostrato in modo definitivo i Daft Punk) si capisce che il concept dietro a Ice On The Dune sia qualcosa di visionario e fantastico: c’è addirittura una storia che racconta le avventure dell’Imperatore Steele e di Lord Littlemore alle prese con il Re Delle Ombre che ha contaminato la natura e posto fine alla pace nel mondo. Ci si muove dunque sul sottile confine tra fiaba e trash, esattamente come la musica degli Empire Of The Sun flirta pericolosamente con il synth-pop d’annata e lo bilancia con richiami french-touch e una produzione solida e credibile. La partenza è col botto: il singolo Alive e la title track rapiscono al primo ascolto, Awakening è magica, mentre i suoni dell’ottima Concert Pitch teletrasportano di peso nel lontano 1982, quando F.R. David cantava Words (si parlava di One-Hit Wonder, se non sbaglio). Più avanti convince la marcia di Surround Sound, ma ci sono anche dei passi falsi: Old Flavours sa di riempitivo, Celebrate è leggermente sotto tono e il lento che chiude (Keep A Watch) appare un po’ forzato. I passi avanti sono innegabili, ma ci vorrebbe un pizzico di convinzione in più.

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