Il padrone della festa di Fabi Silvestri Gazzè è anche meglio della somma delle singole parti

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Il padrone della festa non è solo il primo lavoro del trio di amici Fabi-Silvestri-Gazzè: è il debutto di un nuovo artista diverso dalla somma dei singoli. La recensione dell’album.

Scordatevi Life Is Sweet, che è un gran bel pezzo, ma allo stesso tempo è quello che più ci si poteva aspettare dal trio composto da Niccolò Fabi, Daniele Silvestri e Max Gazzè. Il primo singolo è un mix perfetto degli autori che già conosciamo. Ma il meglio viene dopo. Bisogna immergersi nell’ascolto de Il padrone della festa per scoprire un album immaginifico e immaginato, sognante e sognato, ma profondamente vero e concreto nel mettere in luce l’anima di tre cantautori amici che hanno fatto quello che (quasi) nessuno finora aveva fatto in Italia. Forse solo Volume 8 di Fabrizio De Andrè (con Francesco De Gregori) era riuscito nello stesso risultato di essere un lavoro di tanto sincera collaborazione tra due artisti.

Il padrone della festa è un album da ascoltare e riascoltare per coglierne a fondo l’intensità e l’intimità. Il primo ascolto incuriosisce quanto serve per farlo ripartire dall’inizio con la voglia di ripercorrerlo dalla prima all’ultima nota: non c’è una canzone che svetti sulle altre rubando tutta l’attenzione. Non ci sono tormentoni come Capelli, Salirò o Una musica può fare. Ma tante Ecco, tante Mi persi, tante Mentre dormi. Tutte gemme che brillano e continueranno a brillare. Forse nessuna rimane in testa dal primo ascolto, ma ognuna resta nel cuore perché il livello è davvero molto alto. Si tratta di un disco che racchiude molti generi, ma riesce a essere molto uniforme e ben amalgamato.

E in realtà il vero, grande merito de Il padrone della festa è proprio questo: regalarci non il meglio di tre grandi cantautori, ma un artista altro, differente. Non dunque la somma delle parti (e già sarebbe stata gran cosa), ma qualcosa di nuovo e diverso: ogni volta che sembra di intuire il contributo di ciascuno al brano in una nota o in un arrangiamento, subito il pezzo cambia e non si capisce da chi e come sia stato rielaborato. Perché dentro si sono uniti tutti i pregi di ciascuno, dall’inizio onirico di Alzo le mani, splendido brano che ci porta a svegliarci in un sogno quantomai reale, fino alla chiusura della bella title track che sembra quasi non voler finire, come se non volesse concludersi la collaborazione di questi tre amici.

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