Onstage

Fabri Fibra recensione di Guerra e pace

Fabri Fibra guerra e pace recensioneFabri Fibra
Guerra e pace
Universal

Era un predestinato Fabri Fibra, fin da quando faceva girare le prime cassettine della sua crew, gli Uomini di Mare, un progetto che metteva già in mostra le sue qualità di rapper dalla lingua tagliente e dalla rima facile. Seguendo percorsi tortuosi e attraverso lavori estremi – dal commerciale al misantropico e ritorno – la sua fama si è consolidata fino al vero boom, con cui ha dimostrato due cose fondamentali: il talento, e ci mancherebbe altro, e l’indubbia capacità di gestire la propria immagine, scegliendo di circondarsi di collaboratori e professionisti fidati. Fibra alterna momenti di grandissima esposizione, come quello che seguirà l’uscita di questo suo nuovo e importante capitolo, e altri di totale anonimato e silenzio, con cui ricaricare le pile ed evitare il presenzialismo a tutti i costi che uccide la passione e l’ispirazione, sua e nostra.

Nel frattempo tutti i fan, e sono moltissimi ormai, possono godersi un nuovo lavoro del rapper di Senigallia, posizionato ormai su livelli di assoluta eccellenza. E se definire Guerra e pace il suo miglior lavoro in assoluto è forse un piccolo azzardo, bisogna però ammettere che quasi mai musica e rime sono sembrate così varie, feroci, divertenti: si va dalle atmosfere rarefatte e glaciali (come l’azzeccato videoclip) di Guerra e pace, al primo singolo tipicamente alla Fabri Fibra, Pronti, partenze, via!, passando per molti altri momenti entusiasmanti. C’è il pezzo da cazzeggio come A me di te, con una base epica e strepitosa, c’è Panico, che pare scippata a Dr. Dre in persona e invece è una produzione di Neffa, ospite anche alla voce, c’è un gradito ritorno ai tempi di Turbe giovanili e c’è la splendida Bisogna scrivere, e c’è anche Che tempi, con un featuring del soulman Al Castellana.

Guerra e pace allinea venti brani nuovi di zecca, e la versione deluxe recupera anche l’EP Casus belli uscito qualche mese fa, un’indigestione di Fabri Fibra che vi terrà occupati per qualche mese almeno. Tutto perfetto dunque? No, qualche battuta a vuoto capita anche ai migliori e quindi due o tre episodi scivolano via senza lasciare particolari tracce (se non quella di un abuso di autotune che andrebbe sanzionato!), ma l’impressione è che, per l’ennesima volta, per scoprire qualcosa di più di questo disastrato paese non sia male affidarsi alle riflessioni amare di un rapper come Fibra. Sperimentale e paraculo, commerciale e ostico, ancora una volta l’unico capace di mettere d’accordo puristi dell’hip hop e ascoltatori distratti e occasionali. Il mestiere più difficile del mondo, in pratica.

Commenti

Commenti

TROVA CONCERTI